Se un Prefetto e un Questore decidono che il decoro di una piazza è più importante del dare da mangiare, da vestire e curare chi ha bisogno, e decidono gli orari in cui si può vivere la solidarietà in uno spazio pubblico, l’umanità rischia di diventare un accessorio della nostra vita. Un qualcosa che si può vivere ad intermittenza, alcune ore al giorno.
Quanto sta accadendo a Trieste nella piazza del mondo, in quella che per la toponomastica di quella città si chiama “piazza della Libertà”, mette a rischio la nostra personale libertà.
Perché si dà più valore a ciò che passando da quel luogo, può rassicurare i nostri occhi facendo finta che tutto vada bene, da quello che invece la storia del nostro tempo, la realtà del nostro paese, le ingiustizie che alimentano le nostre democrazie e le nostre comunità, ci fanno vedere ogni giorno, e che dovrebbero far scattare in ognuno di noi un sussulto di umanità.
Siamo di fronte a un Prefetto e ad un Questore che con questa loro scelta di impedire nel fine settimana, (quando le persone più si muovono e possono passare con più frequenza davanti a quella piazza davanti alla stazione), di dare da mangiare ai migranti provenienti dalla rotta balcanica, decidono di nascondere agli occhi della città per alcune ore cosa produce uno stato assente, una politica indifferente, un menefreghismo dilagante.
Così some sono miopi quando costringono Linea d’Ombra e i volontari dei fornelli resistenti, negli altri giorni della settimana, di dare da mangiare, di vestire e di curare i migranti dalle 18 alle 20, quasi a voler dire che la solidarietà e l’umanità si può fermare con il giro dell’orologio, o si può fare a intermittenza.
Due ore al giorno, come una pratica sportiva, poi dopo il di più può far male.
Tappano gli occhi dei cittadini per alcune ore per far pensare che tutto va bene, quasi a voler rassicurare, come se il non vedere potesse eliminare il problema.
La piazza pulita, le panchine libere, magari i fiori e le aiuole curate, così la nostra coscienza per un po’ può fare a meno di interrogarsi.
Non sanno il Prefetto e il Questore che una coscienza, anche se non vede, sente e dentro di noi non si può far finta che tutto vada bene.
Conosco altri luoghi dove si sono tolte panchine nelle piazze per impedire ai migranti di non sedersi, si sono circondati monumenti per impedire di stare lì, si è cercato un decoro che non ha resistito, perché il decoro di un luogo non passa dal vietare o impedire, ma da come si rende accogliente uno spazio che deve saper ospitare e favorire la nostra umanità.
Ci può essere, più che decoro, vita vera, vissuta, o finta vita in una piazza. Spesso dove si impedisce la condivisione e la solidarietà tra le persone, si presenta la vita imbalsamata, senza sapore, che può travestirsi anche con vestiti apparentemente belli.
Così reputo che il Prefetto e il Questore di Trieste, in questa loro scelta, vedano poco lontano, poco oltre l’apparenza che può compiacere le coscienze di chi è indifferente, ma non le coscienze di chi invece si interroga su quanto sta avvenendo anche nella signorile città di Trieste.
Una città che così si rifiuta di guardare in faccia la realtà, o di nasconderla nel fine settimana, magari dedicando del tempo per andare a Messa, non sapendo che il primo che si ribella alla disumanità e all’indifferenza, è quel Cristo che si fa finta di pregare.
Lorena, Gian Andrea, gli amici di Linea d’Ombra, i volontari dei fornelli resistenti, il mondo di persone che vivono la solidarietà e la condivisione, direi la visione della cura nella piazza del mondo, non si scoraggeranno e con loro tutti noi che li conosciamo, li aiutiamo in vari modi, siamo vicini a loro, continueremo ad andare lì, a fornire vestiti, assistenza, in quel cerchio grande di umanità che attraversa tutta Italia.
Non so se altri prefetti e questori vorranno regolamentare i nostri orari di umanità in altre città.
So solo che sono dei perdenti, degli sconfitti, perché alla fine non si potrà impedire alle persone che sentono il desiderio di condividere il loro tempo, i loro sogni, le loro speranze con chi ha più bisogno, di farlo.
I sogni si alimentano di creatività, fantasia, di nuovi spazi, di orizzonti nuovi, colorati, perché la cura e l’amore sanno inventarsi cose che chi invece costruisce muri, non può immaginare.
Si perché chi mette paletti, chi vuole bloccare, controllare la solidarietà, non sa che diventa ogni giorno più povero, più piccolo, più indifferente e non sa guardare oltre lo spazio di quel muro che lui stesso ha costruito.



