“Morte improvvisa dell’adulto”. Dice questo il referto della perizia autoptica effettuata (sei giorni dopo la sua morte) sul corpo di Natale De Grazia, morto in circostanze che definire misteriose è fare una concessione al dubbio.
Ambientalista convinto, innamorato del mare, ha lottato dall’interno delle istituzioni per difenderlo dall’assalto delle mafie. Il che, negli anni Novanta del secolo scorso, significa esporre direttamente il pezzo alla ‘ndrangheta, che controllava (ma non unico sodalizio) il fenomeno delle cosiddette navi a perdere. Ovvero quelle imbarcazioni cariche di rifiuti che finivano affondate nel mezzo del Mediterraneo, con tutto il loro portato di inquinamento e contaminazione. Associato a un pool che provava a far luce sulla vicenda, De Grazia muore dopo un pranzo consumato in un locale nei dintorni di Salerno.
La sua storia è stata a lungo passata sotto silenzio, archiviata come morte “normale”. anche se fin da subito nulla tornava.
Oggi, il suo pensiero è vivo come mai. Per questo, tornare a parlare di quelle navi e di quella lotta significa non solo dare fiato ai suoi sogni tinti dell’azzurro del mare, ma anche porsi accanto ai tanti ragazzi e alle tante ragazze che sognano un mondo migliore.
L’8 maggio, a Binaria, in libreria, ospiteremo il reading-concerto Non sopporto le cose storte di Andrea Carnì con le musiche dal vivo di Fabio Macagnino che riprende la vicenda di De Grazia.
Appuntamento alle 18.30 in via Sestriere. Evento gratuito.



