Sisma 2016: appalti della ricostruzione in mano alle mafie. Ad Ancona 8 arresti e 51 indagati

Sisma

Ancona – Infiltrazioni della criminalità organizzata di stampo mafioso, e corruzione negli appalti pubblici. Disposte 8 misure di custodia cautelare in carcere e sequestro beni per oltre 57 mln di euro

I finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Ancona, su delega della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Ancona hanno dato esecuzione, nelle province di Ancona, Macerata, Pesaro-Urbino, Fermo, Roma, Caserta, Napoli, Reggio Calabria, Modena, Terni, Chieti, Treviso e Piacenza a un’ordinanza applicativa di misure cautelari emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Ancona in data 12 ottobre 2026. Il provvedimento ha disposto la custodia in carcere per 8 dei principali indagati e l’interrogatorio preventivo per ulteriori 5 indagati.

Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Ancona ha disposto, altresì, il sequestro impeditivo di 3 società e il sequestro preventivo di beni per oltre 57 milioni di euro.

Parallelamente, sono state eseguite oltre 50 perquisizioni e acquisizioni documentali nei confronti di pubblici ufficiali, enti pubblici, professionisti e imprenditori.

La complessa attività investigativa è diretta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Ancona, con il coordinamento della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, si articola in più filoni di indagine ed è stata svolta dal Nucleo di Polizia economico – finanziaria di Ancona.

L’indagine – eseguita avvalendosi di diversificati strumenti investigativi (intercettazioni telefoniche ed ambientali, indagini finanziarie, esame documentale ed escussioni in atti, ecc..) – si è inizialmente incentrata sulla figura di V.C., soggetto di cui sono emersi risalenti rapporti con ambienti ‘ndranghetistici calabresi (in particolare con la famiglia Avignone di Taurianova e Cittanova (RC) e Crea di Rizziconi(RC),  quest’ultima già interessata da precedenti indagini nelle Marche in quanto giudiziariamente riconosciuta come mandante dell’omicidio, avvenuto a Pesaro nel 2018, del fratello del collaboratore di giustizia Gerolamo BRUZZESE. Il predetto V.C. si è insediato in maniera silente a Sassoferrato (AN) nella fine degli anni ’90 e si è, poi, affermato come imprenditore edile nelle Marche. Le sue società sono state utilizzate sia come subappaltatrici per fornire manodopera nei cantieri della ricostruzione post sisma 2016, ma anche per alimentare un sistema di fatture false per circa 8 milioni di euro, al cui pagamento è seguita la retrocessione in contanti, che è servita in parte per trasferire denaro verso due esponenti delle cosche reggine. Di qui il riconoscimento da parte del G.I.P. della frode fiscale con l’aggravante prevista dall’art. 416 – bis.1 c.p. per aver agevolato le cosche di ‘ndrangheta. Sono stati contestati i delitti di cui agli artt. 2,8,10-quater, del d.lgs. n.74/2000e delitti di bancarotta fraudolenta.

Il secondo filone riguarda un articolato sistema fraudolento finalizzato all’indebita percezione dei finanziamenti pubblici destinati alla ricostruzione a seguito degli eventi sismici nelle Marche.

Le indagini hanno evidenziato il ruolo centrale di E.C. imprenditore che pur disponendo di una forza lavoro incompatibile con il numero degli appalti acquisiti, ha ottenuto una posizione monopolistica nel settore della ricostruzione, mediante il sistematico ricorso al subappalto di mano d’opera, avvalendosi di soggetti gravati da cause ostative alla partecipazione degli appalti o contigui ad organizzazioni criminali.

Sono emerse, infatti, due direttrici, da un lato il rapporto di E.C. con V.C. operatore economico che non avrebbe potuto operare nei cantieri del “cratere” in ragione della sottoposizione delle sue imprese a procedura di liquidazione giudiziale, con rilevante esposizione debitoria accertata nei confronti dell’erario, mascherate da società in bonis, formalmente intestate a soggetti prestanome, che si sono succedute nel tempo ereditando i medesimi assets aziendali.

Dall’altro l’inserimento nella ricostruzione di imprese formalmente intestate a prestanome, ma riconducibili a G.D. (condannato dalla Corte di appello di Napoli per il delitto di associazione per delinquere di stampo mafioso) e R.D. nonché A.E. soggetti contigui al clan dei “Casalesi” e, più precisamente, alla fazione facente capo al boss Michele Zagaria, riconosciuta anche in recenti pronunce giudiziarie come il ramo più marcatamente imprenditoriale.

L’indagine del G.I.C.O. di Ancona ha ricostruito il ruolo dei citati operatori economici campani i quali, mediante un percorso congiunto, hanno trasferito i propri interessi imprenditoriali dalla Toscana verso le Marche in occasione della ricostruzione post-sisma, operando attraverso imprese, formalmente intestate a soggetti prestanome.

L’interposizione soggettiva, emersa grazie alle indagini tecniche, ha determinato un aggiramento dei presidi di prevenzione antimafia e della disciplina regolante l’accesso alle procedure di appalto e subappalto delle opere di ricostruzione privata nelle aree colpite dagli eventi sismici del 2016, con conseguente distorsione delle finalità sottese all’erogazione dei contributi pubblici.

Il G.I.P. ha ritenuto, recependo l’impostazione accusatoria, l’integrazione del reato di cui all’art. 640-bis c.p. – truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche in quanto attraverso la condotta decettiva le società ottenevano fraudolentemente l’iscrizione all’Anagrafe Antimafia degli esecutori, previsto dall’art. 31, comma 6, del d.lgs. n.189/2016 nonché, nei confronti di G.D. e R.D., la sussistenza l’aggravante prevista dall’art. 416 – bis.1 c.p. per avere agito al fine di agevolare il Clan dei Casalesi fazione Zagaria in relazione alla liquidità procurata dall’acquisizione illegittima dei subappalti e per avere favorito l’infiltrazione della medesima consorteria nel tessuto economico – imprenditoriale marchigiano.

L’attribuzione fittizia a terzi della titolarità di imprese, partecipazioni societarie o cariche sociali, realizzata al fine di eludere le disposizioni in materia di documentazione antimafia, rileva altresì ai fini dell’integrazione della fattispecie di cui all’art. 512-bis, comma II, c.p. riconosciuta dal G.I.P. in relazione a sei società operanti nel cratere con l’aggravante prevista dall’art. 416 – bis.1 c.p.

Il sistema illecito, come riconosciuto dal G.I.P., si basa sulla convergenza di interessi economicitra E.C. (spinto a massimizzare i profitti e ad acquisire la disponibilità di liquidità mediante l’apertura dei cantieri oggetto di appalto) e le ditte subappaltatrici, in grado di assicurare un consistente apporto di mano d’opera

E.C., forte della sua posizione imprenditoriale e istituzionale nel settore edile marchigiano, ha rappresentato lo snodo tra l’economia formalmente lecita e le imprese riconducibili o contigue a contesti mafiosi, svolgendo il fondamentale ruolo di “imprenditore-cerniera” e consentendo a soggetti gravati da cause ostative o legati alla criminalità organizzata di accedere alle ingenti risorse pubbliche della ricostruzione e di legittimarsi nel mercato dell’economia legale.

Tramite la sua società, E.C. ha assunto la funzione di appaltatore, ha incassato i fondi del cd “SAL 0“ (zero) della ricostruzione privata (cioè l’anticipo pari al 20 % del valore degli appalti sulla base del mero insediamento del cantiere), ha redistribuito con la forma del subappalto non genuino una parte significativa dei lavori a imprese riconducibili a V.C. (come detto, collegato ad ambienti di ‘ndrangheta) e a G.D. e R.D. nonché A.E., di origine campana, di cui egli conosceva i pregressi giudiziari e sapeva essere strettamente contigui alle associazioni camorristiche, con la consapevolezza, inoltre, che le società loro riconducibili e operanti nel cratere erano gestite da prestanome ed erano state colpite da misure interdittive antimafia.

È stata accertata, complessivamente, un’indebita allocazione di risorse pubbliche, quantificabile sulla base dell’importo indicato nei contratti di appalto sottoscritti con la privata committenza, in circa 200 milioni di euro, in violazione delle condizioni stabilite per l’erogazione dei contributi pubblici assegnati secondo le modalità del finanziamento agevolato assistito dalla garanzia dello Stato di Cassa Depositi e Prestiti agevolato e corrisposti dall’ Ufficio Speciale per la Ricostruzione con correlativo danno per lo Sato.

Il profitto conseguito dalla società appaltatrice è stato quantificato in circa € 39 milioni (pari al 20% del valore dei contratti di appalto sottoscritti con la privata committenza, corrispondente all’anticipazione denominata “S.A.L. 0”) e per le società subappaltatrici in circa 18 milioni di euro. 

Un terzo filone di indagine riguarda la commissione di reati contro la pubblica amministrazione; sono stati contesati i delitti di cui all’art. 318, 81, comma 2, 110, 321, 353, comma 1 e 2, 319, 326 e 416 c.p.

Gli approfondimenti svolti su E.C.hanno condotto anche al disvelamento di una serie di corruttele legate ai finanziamenti pubblici nel settore della sanità e dell’edilizia universitaria in relazione a procedure/affidamenti di diversi enti pubblici(Regione Marche, ERDIS Marche e Università di Camerino).

Tale filone di indagine si è incentrato su un comitato d’affari, composto da A.C., A.E., F.P. e altri soggetti inseriti in contesti istituzionali e amministrativi regionali o universitari che hanno realizzato una struttura stabile di intermediazione illecita negli appalti pubblici, capace di sfruttare relazioni qualificate con pubblici ufficiali e centri decisionali per orientare gare, veicolare finanziamenti e ottenere utilità economiche. Centrale, in tale prospettiva, è il ruolo di F.P., che ha ricoperto un incarico amministrativo apicale nella Regione Marche, il cui peso istituzionale ha conferito al gruppo la capacità concreta di incidere sulle procedure amministrative e sugli appalti, anche mediante la divulgazione di notizie riservate coperte dal segreto d’ufficio. La sua partecipazione alle condotte corruttive – in ordine alle quali è stato remunerato con € 105.000, di cui denaro contante per un importo non inferiore a € 60.000 e altre utilità, per un valore pari a circa € 45.000, relative a lavori di ristrutturazione edilizia – si è realizzata per lo più tramite A.C. e A.E. che hanno operato in accordo con gli imprenditori coinvolti e lo stesso pubblico ufficiale.

L’associazione, composta da F.P., A.C. e A.E., si è avvalsa di due professionisti operanti in un’altra regione (sempre partecipi di tale sodalizio), che hanno realizzato e gestito, quali amministratori di fatto e di diritto, un’articolata struttura finanziaria e societaria in grado di occultare i flussi finanziari illeciti, dissimularne l’origine e il loro trasferimento in trust finanziari.

Il G.I.P., accogliendo l’impostazione accusatoria, ha ritenuto configurati gli illeciti con riferimento a più procedure di interesse del gruppo criminale – per un valore di oltre € 150 milioni – alcune perfezionate, altre in corso e altre solo programmate per le quali è stata riscontrata un’illecita dazione ovvero una promessa di dazione e, in particolare:

  • procedura di gara pubblica per l’aggiudicazione dei lavori di restauro e risanamento conservativo di un immobile privato, da adibire a studentato universitario. In particolare, il sodalizio ha individuato un ex monastero – gravemente lesionato dal sisma 2016, privo dei requisiti di agibilità e su cui sono in corso accertamenti sul coefficiente di sismo resistenza – di proprietà di una famiglia di imprenditori maceratesi. In cambio di una dazione di € 250.000 l’immobile è stato fatto acquistare da ERDIS Marche al fine di creane uno studentato. L’immobile – acquistato prima del terremoto a un prezzo di circa € 2 milioni e rivenduto nel 2024 per oltre € 3,3 milioni – è stato ristrutturato con i finanziamenti erogati dal M.U.R. e dall’Ufficio Speciale Ricostruzione, per un importo complessivo pari di circa 12 milioni di euro, i cui lavori sono stati appaltati per circa 6 milioni di euro all’imprenditore maceratese E.C., che li ha subappaltati a V.C. e ha promesso il pagamento del 2% del valore dell’appalto, pari all’importo di € 120.000, da corrispondere al sodalizio e agli altri soggetti intervenuti, tra cui il precedente proprietario dell’immobile;
  • procedura di gara pubblica per l’aggiudicazione dei lavori di ristrutturazione e ampliamento di un ex immobile militare di Ancona, da destinare a residenza per studenti universitari, per un valore di circa 6 mln di euro da assegnare a una società per tacitarne l’eventuale ricorso;
  • procedura per l’autorizzazione e l’accreditamento presso il Servizio Sanitario – Regione Marche, su proposta dall’Azienda Sanitaria Territoriale di Fermo, di una R.S.A. con sede a Rapagnano (FM) di proprietà di una società veneta;
  • procedura per la proroga fino al 2037, anziché per la necessaria indizione di una nuova gara di appalto, del contratto di multiservizia tecnologica integrata energia per la sanità a favore di una società di multiservizi della provincia di Piacenza;
  • procedura per l’affidamento del servizio energia e manutenzione dell’Ospedale Torrette di Ancona, a favore di una società di multiservizi della provincia di Piacenza.

Ad eccezione delle prime due, le ultime tre procedure non si sono perfezionate a causa delle dimissioni di F.P. Il G.I.P. ha riconosciuto, oltre al reato di “corruzione per l’esercizio della funzione” ex art. 318 c.p. commesso da F.P., il reato di corruzione ex art. 321 c.p. perpetrato dagli intermediari A.C. e A.E. nonché il reato di turbata libertà degli incanti per la procedura di ristrutturazione sub a.  

Nell’ultimo filone di indagine relativo alle procedure indette dall’Università di Camerino (MC), che non ha interessato F.P., risultano coinvolti i funzionari dell’Ufficio Tecnico, che ricevevano indebitamente denaro e altre utilità, per l’esercizio delle loro funzioni e dei loro poteri presso l’Università degli Studi di Camerino in relazione a gare indette dal citato ente universitario.

Anche per queste vicende, gli accordi corruttivi sono stati realizzati con l’apporto dei medesimi A.C. e A.E. per i quali l’Autorità Giudiziaria ha applicato la misura cautelare personale.

Sono stati accertati flussi finanziari tracciati, per un importo di 350 mila euro, giustificati come pagamento di fatture per operazioni inesistenti, attraverso cui sono state corrisposte le dazioni illecite in relazione ai delitti contro la pubblica amministrazione sopra indicati

Alla luce delle emergenze investigative descritte risultano indagate 51 persone fisiche e sono state individuate 17 società per i reati tributari e societari, truffa ai danni dello Stato ed intestazioni fittizie, fattispecie aggravate dall’art. 416-bis1 c.p., nonché reati contro lo P.A. e connesse condotte riciclatorie.

L’A.G. dorica, sulla base del compendio giudiziario offerto che si è sostanziato anche nell’audizione di un collaboratore di giustizia, ha disposto la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti di 8 persone (E.C., V.C., G.D., R.D., A.E., A.C., A.E., F.P.) ravvisando per l’imprenditore marchigiano E.C., e per i soggetti amministratori delle ditte subappaltatrici V.C G.D. e R.D. il pericolo reiterazione dei reati in relazione ad uno dei delitti indicati all’articolo 407, comma 2, lettera a) n. 3 c.p.p. (delitti commessi al fine di agevolare l’attività delle associazioni per delinquere di stampo mafioso).

Si è riservata di decidere su cinque posizioni all’esito dell’interrogatorio preventivo previsto dall’art. 291, comma 1 – quater c.p.p. Si è dichiarata, infine, territorialmente incompetente per le vicende relative alle procedure dell’Università di Camerino.

È stato, infine, emesso un provvedimento di sequestro preventivo,anche nella forma per equivalente, per un profitto pari a € 56.802.639,57 in ordine al reato di truffa aggravata(andando a cautelare prioritariamente i crediti nei confronti dello Stato, maturati nel contesto della ricostruzione privata) e pari € 257.200 in ordine al reato di corruzione nei confronti di due imprenditori maceratesi.

Sono state sottoposte a sequestro impeditivo tre imprese, di cui due utilizzate come schermo nelle fatturazioni per la corruzione dei pubblici ufficiali e 1 per il subappalto illecito di manodopera.

Si rappresenta che  provvedimenti cautelari personali e reali eseguiti di cui si è data informazione sono stati emessi dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Ancona, nella fase delle indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione e che per il principio della presunzione di innocenza, la colpevolezza dei destinatari e delle persone sottoposte a indagine in relazione alla vicenda sarà definitivamente accertata solo ove intervenga sentenza irrevocabile di condanna.

Si rappresenta che i provvedimenti cautelari, personali e reali, oggetto della presente comunicazione sono stati emessi dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Ancona nella fase delle indagini preliminari e sono suscettibili di impugnazione secondo le modalità previste dalla legge.

Si precisa, altresì, che, in ossequio al principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza, la responsabilità penale dei destinatari delle misure cautelari e delle altre persone sottoposte a indagine in relazione alla vicenda processuale potrà ritenersi definitivamente accertata soltanto a seguito dell’eventuale pronuncia di una sentenza irrevocabile di condanna.

Fonte: Guardia di Finanza


Ricostruzione post sisma 2016, otto arresti della Finanza di Ancona e 51 indagati

Perquisizioni in varie regioni, sequestrati beni per oltre 57 milioni di euro.

Otto misure di custodia cautelare in carcere, 51 indagati e un sequestro di beni per oltre 57 milioni di euro.

E’ il bilancio dell’operazione “Ricostruzione” della Guardia di Finanza di Ancona, coordinata dalla Dda, su un sistema illecito in commesse per la ricostruzione privata post-sisma 2016 e appalti banditi da Regione Marche, Erdis Marche e Università di Camerino, per accuse di truffa aggravata, infiltrazioni di criminalità organizzata di stampo mafioso, e corruzione.

Oltre 50 perquisizioni nelle province di Ancona, Macerata, Pesaro-Urbino, Fermo, Roma, Caserta, Napoli, Reggio Calabria, Modena, Terni, Chieti, Treviso e Piacenza.

C’è anche l’avvocato maceratese Fabio Pistarelli, ex capo di Gabinetto del presidente della giunta regionale delle Marche Francesco Acquaroli (fino a dicembre 2025), tra gli otto arrestati dalla Finanza di Ancona nell’inchiesta: il legale, esponente del centrodestra, nel cui studio è stata eseguita una perquisizione, è accusato di corruzione nel filone d’inchiesta sull’affidamento di appalti; l’altro, che non riguarda Pistarelli, riguarda subappalti ad aziende infiltrate da criminalità.

Arrestato anche il costruttore Enrico Crucianelli, per associazione esterna di stampo mafioso.

L’operazione, condotta dal Nucleo di polizia economico – finanziaria delle Fiamme Gialle di Ancona, si è articolata in più filoni, tra i quali, uno relativo alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche destinate alla ricostruzione privata nei territori colpiti dagli eventi sismici, i cui lavori sono stati subappaltati anche a soggetti collegati alla criminalità organizzata calabrese e campana e, un altro, concernente condotte di corruzione poste in essere da pubblici ufficiali e imprenditori.

Gli accertamenti, tra esecuzione delle misure cautelari, perquisizioni e acquisizioni di documenti, hanno impegnato circa 230 militari della Guardia di Finanza.

Al momento sono ci sono 51 persone indagate; per otto delle quali è stata emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Ancona la misura della custodia cautelare in carcere; disposto l’interrogatorio preventivo per altre cinque e il sequestro per oltre 57 milioni di euro.

Fonte: Ansa


Ancona, truffa e corruzione in appalti ricostruzione post sisma: 8 arresti e 51 indagati

In corso oltre 50 perquisizioni in diverse province d’Italia. Sequestri per oltre 57 milioni

Le mani della criminalità organizzata calabrese e campana negli appalti per la ricostruzione post sisma nelle Marche. Si è conclusa una vasta indagine del Comando provinciale della Guardia di finanza di Ancona, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, che ha portato alla luce un sistema illecito nel settore delle commesse ottenute nell’ambito della ricostruzione privata post sisma 2016 e degli appalti pubblici banditi dalla Regione Marche, Erdis Marche e Università di Camerino.

Sono 51 le persone complessivamente indagate. Per 8, il gip ha disposto la custodia cautelare in carcere. E’ stato disposto, inoltre, l’interrogatorio preventivo per altre cinque e il sequestro per oltre 57 milioni di euro. Sono in corso oltre 50 perquisizioni e acquisizioni documentali nelle province di Ancona, Macerata, Pesaro-Urbino, Fermo, Roma, Caserta, Napoli, Reggio Calabria, Modena, Terni, Chieti, Treviso e Piacenza, che hanno impegnato circa 230 militari della Guardia di finanza.

L’operazione, denominata ‘Ricostruzione’ e condotta dal nucleo di Polizia economico–finanziaria di Ancona, si è articolata in più filoni, tra i quali, uno relativo alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche destinate alla ricostruzione privata nei territori colpiti dagli eventi sismici, i cui lavori, spiegano gli investigatori, sarebbero stati subappaltati anche a persone collegate alla criminalità organizzata calabrese e campana. Uno secondo filone di indagine, invece riguarda condotte di corruzione che sarebbero state poste in essere da pubblici ufficiali e imprenditori.

Fonte: Adnkronos