In questi giorni abbiamo sentito molto parlare di solitudine e disperazione. Alcune storie dolorose ci hanno spinti a riflettere sul fatto che sempre più persone e famiglie si sentono abbandonate di fronte ai propri problemi. A volte proprio ignorate, non viste né capite da chi sta loro intorno. Fino a compiere gesti estremi, come nel caso dell’omicidio-suicidio di Pietralata, nel cui racconto abbiamo rischiato di lasciare in ombra proprio la dignità di chi è più fragile, cioè la bimba con disabilità: una dignità che dovrebbe restare invece il valore centrale.
Crediamo che una riflessione simile si possa estendere ad altre situazioni di fatica e disagio. Gli uomini, le donne e gli adolescenti che incontriamo nel quotidiano ci chiedono infatti di spezzare lo stesso tipo di solitudine, e sollevare la cappa d’invisibilità da cui si sentono avvolti, per riappropriarsi dei propri diritti e progetti di vita.
Ma c’è un altro elemento che ci troviamo ad affrontare: se chi ha bisogno di aiuto è spesso una persona sola, anche chi quell’aiuto vorrebbe offrirlo si trova molte volte isolato. I nostri operatori e operatrici conoscono la frustrazione di dover bussare a mille porte, dentro un sistema di welfare disarticolato e sotto-finanziato, per riuscire a ottenere ciò che ai nostri occhi non sono altro che diritti fondamentali.
La risposta a tutto questo non è lo scoraggiamento. Possiamo arrabbiarci, possiamo denunciare vuoti e ritardi nelle politiche, ma non possiamo certo disperarci, se vogliamo continuare ad accogliere le persone più disperate! Ci affidiamo allora alle parole di chi ci invita a ritrovare uno sguardo positivo. Chi ci ricorda che dare fiducia agli altri è il primo passo per uscire dall’isolamento, e che insieme bisogna sempre puntare in alto: niente di meno che alla felicità.
Vale per le persone con disabilità come per le persone impoverite, per quelle che vivono una dipendenza o gravi conflitti familiari, per chi ha un problema di salute mentale, per chi esce dal carcere, per chi arriva da lontano e chi vorrebbe qualcuno vicino.
Noi ci siamo. E tu?



