Giustizia europa

La Relazione annuale della Commissione europea sullo “Stato di diritto” valuta la situazione in ciascuno dei 27 stati dell’UE, con vari obiettivi: promuovere trasparenza e  accountability (correttezza e responsabilità dei funzionari che impiegano denaro pubblico); individuare le sfide e le criticità; incoraggiare riforme positive.

Nel luglio di quest’anno è stata pubblicata la sesta Relazione. Quanto all’Italia, essa (oltre alla cronica durata dei procedimenti, tuttora grave ma con qualche miglioramento) stigmatizza il ritardo nella completa digitalizzazione delle attività di giudici e PM e la riforma costituzionale della separazione delle carriere.

Contro provvedimenti e procedimenti in corso, Governo e Parlamento non sanno evitare posizioni che – travalicando i confini della critica come normale aspetto del discorso democratico –  possono pregiudicare l’indipendenza del giudiziario o la pubblica fiducia in esso.

Di conseguenza, la Relazione appare troppo ottimistica là dove parla di “miglioramento della percezione pubblica circa l’indipendenza della magistratura”, posto che si fa di tutto – riuscendovi –  per sfregiarla e toglierle reputazione (anche in vista del prossimo referendum).

A registrare nella Relazione una valutazione positiva sono: lo sforzo del CSM per attuare le modifiche legislative del sistema giudiziario; la riforma della giustizia tributaria; il buon ritmo di assunzione di magistrati e personale ammnistrativo; l’apporto dei neo-istituiti assistenti dei giudici quali “addetti all’Ufficio del processo”.

Tutto sommato, la Relazione delinea un campo in cui convivono grano e loglio, con tendenza del secondo a prevalere.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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