Leone XIV: lo sport è maestro di cooperazione e condivisione

Papa leone villanova

Il Papa incontra in Aula Paolo VI 7 mila tra docenti, studenti ed ex alunni della Villanova University, dove si è laureato in matematica, e dell’University of Notre Dame, le cui squadre di basket si sfideranno domani al PalaEur di Roma per l’apertura dei campionati universitari. Definisce lo sport “mezzo concreto per riunire le persone”, necessario contro le distanze “che la tecnologia può creare”. E dice che il Papa non tifa, ma “Prevost la pensa diversamente”.

In Aula Paolo VI si confrontano i colori delle due università cattoliche statunitensi, Villanova e Notre Dame, che hanno scelto Roma per sfidarsi domani, 1 novembre, attraverso le loro squadre di basket maschili e femminili, Wildcats e Fighting Irish, e inaugurare così in modo nuovo la stagione della Ncaa, il campionato universitario americano. E per la prima volta questo “primo giorno” di scuola si tiene in Italia, al PalaEur di Roma, ribattezzato Eternal City Tip-Off. I capitani delle due squadre portano in dono a Papa Leone XIV la maglietta commemorativa con il numero XIV e il pallone da basket, e il Pontefice si sposta sul rialzo della sua sedia, per alzarsi quasi a livello degli altissimi atleti.

Il Papa non prende le parti di nessuno

Leone, che è stato studente della Villanova University, l’ateneo fondato in Pennsylvania dall’Ordine di Sant’Agostino, e lì si è laureato in matematica, a braccio spiega che crescendo nella zona sud di Chicago, con i fratelli sentiva spesso dire: “Forza Irish!”. Dunque, “il Papa non prende le parti di nessuno. Prevost la pensa diversamente, ma non è il momento di parlarne”.

Lo sport medicina per il corpo e lo spirito

Il Pontefice è anche uno sportivo, e come ai nuotatori della Federazione Italiana Nuoti, ricorda che “lo sport, quando ben vissuto, è medicina per il corpo e per lo spirito”. E poi ripete quanto detto nell’omelia della Messa per il Giubileo dello Sport, il 15 giugno 2025.

Come molti di noi hanno sperimentato, agendo come mezzo concreto per riunire le persone, lo sport può insegnare i valori della cooperazione e della reciproca condivisione. Ciò è sempre più necessario in un tempo caratterizzato dalla distanza che la tecnologia può creare.

Il potenziale dello sport nella vita accademica e sociale

Dopo il saluto ai presidenti dei due atenei, padrePeterDonohue di Villanova e padre Robert Dowd, di Notre Dame, l’università nell’Indiana fondata dalla Congregazione della Santa Croce, (che all’inizio dell’udienza hanno salutato il Pontefice) e tutti i presenti, il Papa, parlando delle partite di domani, sottolinea il potenziale dello sport nel “svolgere un ruolo di grande impatto sia sulla vita di una comunità accademica sia sulla società più in generale”.

Lo sport promuove fraternità, solidarietà e pace

E ribadisce quanto scritto nella lettera apostolica sullo sport La vita in abbondanza, negli anni recenti, la Chiesa cattolica, attraverso le parole dei Pontefici “ha proposto una visione dello sport centrata sulla dignità della persona umana, sul suo sviluppo integrale, sull’educazione e sulla relazione con gli altri, evidenziandone il valore universale quale strumento di promozione di valori come la fraternità, la solidarietà e la pace”.

Gli atleti sono rivali agonistici, mai nemici

Leone XIV prosegue spiegando, come fatto nella stessa lettera apostolica, che “durante gli eventi sportivi è naturale voler tifare, spesso con grande passione, per la propria squadra”. È importante però ricordare che, in qualsiasi competizione, “i membri di due squadre, anche se tra loro c’è rivalità agonistica, di certo non sono nemici”. Quindi si augura che durante questo viaggio a Roma “per i giocatori e i tifosi delle due squadre vi siano delle opportunità per imparare a conoscersi”.

Nessuno nasce santo, nessuno nasce campione

La visita in Vaticano e al Papa delle due università, ricorda, si svolge alla vigilia della solennità di Tutti i Santi, e che Dio “chiama tutti a essere santi”. Siamo pertanto invitati “ad assicurare che ogni aspetto della nostra vita, anche la nostra attività sportiva, ci aiuti ad amare Dio e il nostro prossimo”. Il Pontefice sottolinea che per molti santi, come Pier Giorgio Frassati, uno dei santi patroni degli atleti “lo sport era una componente importante della loro vita”.

La sua vita, come quella di molti uomini e donne santi, ci ricorda che nessuno nasce campione, proprio come nessuno nasce santo. Invece, la santità richiede un allenamento quotidiano nell’amore.

Una corsa che ha per premio la vita eterna

Infine Papa Leone ricorda che i cristiani “sono chiamati a partecipare alla corsa della vita con l’obiettivo di vincere un’imperitura corona di gloria” come scritto da San Paolo nella Lettera ai Corinzi.

Prego affinché le attività previste nel vostro pellegrinaggio, in particolare le vostre visite alle tombe degli Apostoli, che diedero la propria vita in difesa della fede, serva a ricordare che il nostro vero obiettivo, al di là di uscire vittoriosi da qualche evento, è quello di vincere il premio della vita eterna.

Fonte: Vatican News

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