A tal punto è ridotta ad oggetto la vittima della prostituzione e a
mercato il suo corpo che i frequentatori di prostitute vengono
comunemente definiti “clienti”
Quando si parla di prostituzione raramente leggiamo o ascoltiamo una
riflessione scrupolosa sugli uomini che comprano le prestazioni delle
donne che vengono prostituite. Un uomo infelice quello che ha bisogno
di pagare per poter illudersi di vivere una sua sessualità! Qualcuno
sta provando a riflettere su bisogni, educazione, coscienza di genere,
psicologia, cultura, contesti…
Da anni un’associazione che si chiama Maschile Plurale
(www.maschileplurale.it) prova a leggere il genere maschile in tutte
le sue pieghe. All’interno di tale processo di riflessione è nato
anche un progetto che si chiama La ragazza di Benin City.
Il progetto mette insieme e a confronto uomini che sono stati clienti
e ragazze immigrate costrette a prostituirsi. Dominio, oppressione,
sfruttamento, vergogna… sono solo alcuni dei termini ricorrenti in
questo tentativo di superamento della cultura patriarcale. Se la
prostituzione segue la logica e le leggi del mercato, dobbiamo
guardare tanto all’offerta quanto alla domanda.
E la prostituzione non esisterebbe se non ci fossero uomini disposti a
pagare.
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