Il Tribunale per i reati minori del Nuovo Cairo ha condannato oggi Lina Atallah, direttrice della testata giornalistica indipendente Mada Masr, al pagamento di una multa di tre milioni di sterline egiziane (circa 47.700 euro) per aver gestito un sito web senza autorizzazione. Il tribunale ha inoltre ordinato la chiusura della testata, disponendo che la giornalista resti in stato di fermo fino al pagamento della multa.
In risposta alla notizia, Yasmine Ahmed, direttrice senior per l’impatto regionale di Amnesty International, ha dichiarato:
“La decisione di oggi rappresenta un durissimo colpo alla libertà di stampa in Egitto e segna una giornata buia per il giornalismo indipendente nel paese. Con una multa di tre milioni di sterline egiziane, la chiusura di Mada Masr, il sequestro dei suoi beni e il trattenimento in custodia di Lina Atallah fino al pagamento della somma, le autorità egiziane stanno lanciando un messaggio chiaro e spietato: il giornalismo indipendente e critico non sarà tollerato”.
“Questa durissima sentenza è il culmine di anni di continue intimidazioni e procedimenti giudiziari ingiusti, volti a mettere a tacere una delle ultime voci indipendenti dell’informazione egiziana. Lina Atallah non avrebbe mai dovuto essere perseguita penalmente per aver esercitato il suo diritto alla libertà d’espressione e svolto il proprio lavoro di giornalista. Le autorità egiziane devono annullare immediatamente questa sentenza inaccettabile, fermare la chiusura forzata di Mada Masr e porre fine alla persecuzione sistematica delle persone che svolgono attività giornalistica”.
“Mada Masr è una delle testate più coraggiose e indipendenti del paese e ha continuato a svolgere il proprio lavoro con professionalità e nella massima trasparenza. Dall’approvazione della nuova legge sui mezzi d’informazione nel 2018, la testata ha cercato ripetutamente di ottenere un’autorizzazione, ma le autorità hanno sempre respinto le sue richieste o non hanno fornito alcuna risposta”.
“La rapidità con cui sono state fissate le date dell’indagine e del processo, insieme al rifiuto del giudice di rinviare l’udienza di oggi per concedere agli avvocati della difesa il tempo necessario a prepararsi e di accogliere tutte le altre richieste della difesa, comprese quelle di presentare ulteriore documentazione e convocare testimoni, solleva gravi dubbi sul rispetto delle garanzie di un giusto processo”.
“La chiusura di una testata giornalistica non può in alcun caso essere considerata una misura proporzionata alla gestione di un sito web senza autorizzazione governativa. Gli standard internazionali sui diritti umani sono chiari: i sistemi di registrazione non devono essere utilizzati come strumenti di censura preventiva né per consentire ai governi di decidere arbitrariamente quali testate possano operare e quali debbano essere messe a tacere”.
“La sentenza di oggi arriva in un momento in cui il giornalismo indipendente in Egitto è sotto attacco, a poche settimane dalla detenzione arbitraria di sei giornalisti della piattaforma di verifica delle notizie Matsadaash, mentre nel paese continua a essere bloccato l’accesso a centinaia di siti d’informazione e di organizzazioni della società civile”.
Ulteriori informazioni
Da anni Mada Masr opera nella massima trasparenza come società senza scopo di lucro e, dal 2018, cerca attivamente di ottenere la registrazione prevista dalla legge del 2018 che disciplina la stampa, i mezzi d’informazione e il Consiglio supremo per la regolamentazione dei mezzi d’informazione.
La testata ha presentato due richieste di autorizzazione, nel 2018 e nel 2020, senza ricevere alcuna risposta dal Consiglio supremo per la regolamentazione dei mezzi d’informazione, l’organismo governativo incaricato di vigilare sul settore.
Nel 2022 Mada Masr ha appreso che il Consiglio aveva respinto la sua richiesta senza fornire alcuna motivazione. Nello stesso anno, la testata ha impugnato il provvedimento davanti a un tribunale, ma il ricorso è stato successivamente respinto. Solo durante un’udienza del 2023 il Consiglio ha esposto per la prima volta le ragioni del rifiuto. Quest’anno Mada Masr ha presentato una nuova richiesta, allegando tutti i documenti che il Consiglio aveva indicato come mancanti, ma ancora una volta non ha ricevuto risposta.
La sentenza arriva dopo anni di intimidazioni e vessazioni nei confronti di Lina Atallah, direttrice di Mada Masr. Negli ultimi sei anni la testata è stata oggetto di sei indagini penali legate alla sua attività giornalistica.
Più recentemente, il 4 agosto 2025, le autorità hanno convocato Atallah per interrogarla in relazione ad accuse infondate, tra cui quelle di «diffusione di notizie false» e «gestione di un sito web senza autorizzazione», per un articolo pubblicato il 31 luglio 2025 sul peggioramento delle condizioni di detenzione nel carcere di Badr 3. La giornalista è stata scarcerata su cauzione in attesa della conclusione delle indagini.
Secondo il Comitato per la protezione dei giornalisti, almeno 18 giornalisti sono attualmente in carcere in Egitto. Nel paese continua, inoltre, a essere bloccato l’accesso a centinaia di siti web, tra cui quello di Mada Masr, quelli di altre testate giornalistiche e di organizzazioni non governative indipendenti.



