Ha parlato della nascita di Libera negli anni ’90 e prima ancora del Gruppo Abele, fondato nel 1965 per accogliere i più fragili. Don Luigi Ciotti ha raccontato a Varese oltre 60 anni trascorsi vicino ai poveri e a favore della legalità. Ad ascoltarlo questa sera, sabato 12 settembre, un pubblico numeroso, presso il centro diurno Il Viandante di Via Tonale (nel video l’intervista e un passaggio del discorso).
Quel caffè mai preso con Falcone
Al suo arrivo il fondatore di Libera ha incontrato gli ospiti del centro e ha poi salutato con una stretta di mano tutti i presenti, senza saltare nessuno. «L’unica laurea che ho è in scienze confuse – ha detto all’inizio con una battuta – per lo Stato italiano sono un radiotecnico. Ho iniziato a 17 anni: per me la strada, i poveri e gli ultimi sono la realtà in cui continuo a vivere da 60 anni». Ha ricordato l’impegno nella lotta all’Aids negli anni più difficili dell’Hiv. E poi un incontro con Giovanni Falcone a Gorizia, dove entrambi erano stati chiamati come relatori per un corso di formazione per la Polizia di Stato sul tema delle dipendenze. «Al termine di quella giornata ci siamo dati una bella stretta di mano con un desiderio reciproco. Ci siamo detti: “Perché non ci vediamo per bere un bel caffè insieme a Roma o a Palermo? Un caffè che io e Giovanni Falcone non abbiamo mai più preso insieme». Quindi la nascita di Libera: «Davanti all’odio, alla violenza, al sopruso, a quelle stragi».
La mafia al nord
«Era un’Italia che diceva che era un problema che riguardava il sud – ha sottolineato don Ciotti – ma già nel 1925 don Luigi Sturzo disse una drammatica profezia: “Risalirà sempre più forte e crudele verso il nord”. Le mafie al nord c’erano nel 1982: ad Aosta ci fu un attentato a un magistrato, ma nessuno se lo ricorda perché si salvò. E l’anno dopo a Torino viene ucciso il procuratore capo della Repubblica Bruno Caccia. La mafia al nord c’era già: ma non c’era nella consapevolezza delle persone, era sottotraccia». Quindi ha ricordato la legge 109 del 96 per l’uso sociale dei beni confiscati alle mafie, con 1 milione di firme raccolte. «La confisca ha permesso di bonificare molti territori dalla presenza pervasiva delle mafie: non posso dimenticare quando abbiamo confiscato la terra di Totò Riina e Provenzano».
L’intitolazione
Don Ciotti è intervenuto a Varese in occasione dell’intitolazione della sede del centro diurno Il Viandante, che accoglie persone in grave marginalità, a Driss Moussafir, vittima innocente della strage mafiosa di via Palestro del 27 luglio 1993. Lo ha ricordato Edoardo Boeris, direttore generale della Fondazione Progetto Arca. «Driss viene ricordato solo come un senza dimora, ma noi lo ricordiamo una persona». I locali che ospitano il centro sono un esempio di riutilizzo per finalità sociali di un bene confiscato alla mafia.
Il viceprefetto vicario Michele Giacomino ha sottolineato l’importanza del rientro di questi beni nella società civile. Tra i presenti anche il consigliere regionale Samuele Astuti e per il Comune di Varese gli assessori Roberto Molinari e Rossella Dimaggio e il sindaco Davide Galimberti. «È da un po’ di tempo – ha sottolineato il primo cittadino – che grazie al lavoro di Libera a Varese e provincia si sta registrando un interesse rilevante per questi temi, soprattuto perché questo territorio è al centro del processo Hydra. È la prima volta che il Comune si costituisce parte civile: due mesi fa eravamo con gli altri sindaci con la fascia tricolore nell’aula bunker».
Fonte: Malpensa 24
Don Luigi Ciotti a “Il Viandante” di Varese : «I beni confiscati tornino alla comunità»
Il fondatore di Libera a Varese per l’intitolazione del bene confiscato di via Tonale a Driss Moussafir, vittima innocente della strage di via Palestro. Al centro dell’intervento il valore dell’accoglienza, la memoria delle vittime di mafia e l’importanza di restituire alla comunità i beni sottratti alla criminalità organizzata.
Ha salutato tutti i presenti, uno per uno. Coloro che lo hanno accolto al cancello, quelli seduti sulle panchine in attesa del suo arrivo, quelli che lo hanno fermato nel cortile prima dell’incontro pubblico. Come prima cosa però ha voluto incontrare in un momento privato gli ospiti del centro diurno “Il Viandante” di Varese, dove Don Ciotti oggi, sabato 12 settembre, era atteso da un centinaio di persone. L’occasione della visita fondatore di Libera è stata l’intitolazione del bene confiscato alla mafia a Driss Moussafir, vittima innocente della strage mafiosa di via Palestro, avvenuta a Milano il 27 luglio 1993.
«È un bene confiscato e restituito ad uso sociale. – ha detto Don Ciotti, riferendosi a questo momento -. Qui si vive l’accoglienza. L’accoglienza è la vita che accoglie la vita delle persone e, in questo caso, le persone più deboli e fragili che hanno trovato un punto di riferimento. La confisca è una conquista fatta in un paese. È partita dalla base, da tanti cittadini, un milione di firme. La confisca è l’uso sociale e qui è proprio la testimonianza che si può. Verso il crimine, chi commette reati, chi approfitta di situazioni, confiscare i beni e restituirli all’uso sociale per portare un contributo di cambiamento nel territorio e nella società. Grazie».
L’edificio di Via Tonale ha visto presenti i rappresentanti delle associazioni promotrici, dagli utenti e dai volontari del centro e dalle autorità cittadine. Erano presenti il viceprefetto vicario Michele Giacobino, il sindaco di Varese Davide Galimberti e l’assessore Roberto Molinari.
Nei loro discorsi hanno ricordato l’importanza del luogo, in particolare il sindaco Galimberti ha ricordato il processo Hydra: «Per questo luogo va un ringraziamento ai volontari, a Maria Rosa e a tutti gli amici che si aggregano attorno a questo spazio importante per la città, per averci regalato questa seconda inaugurazione. La presenza di don Ciotti oggi è molto importante, soprattutto perché da qualche tempo, grazie al prezioso lavoro di Libera e delle diverse realtà che promuovono la cultura dell’antimafia in città e in provincia di Varese, si sta alimentando un interesse sempre più rilevante su questi temi. Questo anche alla luce del fatto che il nostro territorio, insieme all’hinterland milanese, è al centro di un importante processo: il processo Hydra, di cui abbiamo sentito parlare a lungo. È la prima volta che il Comune di Varese, insieme ad altri enti locali, si costituisce parte civile. Poco meno di due mesi fa, insieme ad altri sindaci, eravamo con la fascia tricolore nell’aula bunker di San Vittore per rappresentare le nostre comunità. Ecco perché essere qui oggi è molto importante: perché si affermano ancora una volta con forza quei valori di cui siamo tutti portatori, a partire dalla legalità. Il fatto che questo spazio venga dedicato a una vittima innocente di mafia rappresenta un ulteriore messaggio, anche rispetto a quanto ricordava il vicario del prefetto sulla bontà dell’utilizzo di questi spazi. Non poteva essere individuato utilizzo migliore per questo luogo».
Il momento centrale dell’incontro è stato lo svelamento della targa dedicata a Moussafir. Don Ciotti ha accompagnato la cerimonia con una breve orazione, ricordando il valore della memoria e dell’impegno quotidiano contro le mafie. Un ricordo è andato anche a Lea Garofalo, vittima di mafia la cui figlia, Denise, si è suicidata a 35 anni, pochi giorni fa. «Ero a Firenze ed una giovane donna mi si è avvicinata per chiedere se conoscevo un buon avvocato. Lei era Lea Garofalo».
«Al mio arrivo ho voluto salutare gli ospiti di questa casa, i nostri fratelli». ha spiegato Don Ciotti, richiamando il valore dell’accoglienza e dell’attenzione verso le persone più fragili.
Nel suo intervento ha poi ricordato Giovanni Falcone e le ragioni che portarono alla nascita di Libera, nata come risposta alla violenza mafiosa e dalla convinzione che il contrasto alla criminalità organizzata non possa essere delegato soltanto alle forze dell’ordine e alla magistratura. «Il sogno era mettere insieme associazioni, realtà diverse, persone, e chiederci: noi che cosa possiamo fare?».
Da quel desiderio di unire forze ed energie è nato anche il percorso di attenzione alle vittime innocenti della violenza mafiosa e ai loro familiari. Don Ciotti ha ricordato come ancora oggi non esista un elenco istituzionale completo delle vittime innocenti delle mafie e come Libera abbia lavorato negli anni per raccoglierne i nomi e custodirne la memoria, costruendo allo stesso tempo un percorso insieme alle loro famiglie.
Un altro passaggio dell’intervento è stato dedicato ai beni confiscati alle mafie e al sogno di Pio La Torre: non soltanto sottrarre i patrimoni alla criminalità organizzata, ma restituirli alla collettività attraverso il loro uso sociale. Una battaglia che portò alla proposta di legge sostenuta da oltre un milione di firme.
E ancora: «È la dimostrazione che quando ci mettiamo insieme, accidenti, ce la possiamo fare». Infine il richiamo all’accoglienza e alla responsabilità verso gli altri: «Gli altri sono il termometro della nostra umanità: lo vediamo da come li trattiamo, da come li accogliamo. Accoglienza significa allargare lo spettro della vita, proteggere le fragilità. Questa è la meraviglia». L’iniziativa è stata promossa dalla Fondazione Progetto Arca Ets, dall’associazione Camminiamo Insieme Odv e dal Coordinamento provinciale di Libera Varese.
Chi era Driss Moussafir
Driss Moussafir era un cittadino marocchino senza dimora. La notte del 27 luglio 1993 si trovava nei pressi del Padiglione d’Arte Contemporanea di via Palestro, dove dormiva su una panchina. Rimase ucciso nell’esplosione dell’autobomba mafiosa che costò la vita anche a tre vigili del fuoco e a un agente della Polizia locale. L’intitolazione assume un significato particolare proprio per il legame tra la storia di Moussafir e la funzione svolta oggi dal centro. Il nome di una persona che viveva senza una casa accompagnerà infatti un luogo dedicato all’accoglienza di chi si trova in condizioni di grave marginalità e fragilità.
Cos’è “Il Viandante”
“Il Viandante”, progetto promosso dall’associazione Camminiamo Insieme, è un servizio di accoglienza a bassa soglia nato dieci anni fa e ospitato da circa un anno nella nuova sede di Casa Arca Varese. L’immobile di via Tonale, confiscato alle mafie e restituito alla collettività, ha permesso di consolidare e potenziare le attività dell’associazione.
Nel centro le persone senza dimora, ma anche coloro che attraversano situazioni di particolare difficoltà, possono trovare ascolto, orientamento e diversi servizi: dalla segreteria sociale all’accompagnamento nella ricerca di un lavoro, dall’ambulatorio medico alla consulenza degli Avvocati di strada. Sono inoltre disponibili docce, lavanderia, deposito bagagli, custodia dei documenti e prodotti per l’igiene personale. Nel corso del 2025 “Il Viandante” ha accolto mediamente tra le 35 e le 40 persone al giorno, registrando 132 utenti e circa 18mila presenze complessive. Accanto alle persone senza dimora sono cresciuti gli accessi di cittadini che, pur disponendo di un’abitazione, vivono condizioni di estrema fragilità economica, sociale o psichiatrica.
In dieci anni, secondo la relazione dell’associazione, 29 persone seguite dal centro sono riuscite a tornare a un lavoro regolare, potendo così mantenere una casa e sostenere il pagamento di un affitto.
Con l’intitolazione a Driss Moussafir, la sede di via Tonale racchiude ora un doppio significato: è un bene sottratto alla criminalità organizzata e restituito alla città attraverso un servizio rivolto alle persone più fragili, ma anche uno spazio nel quale la memoria di una vittima innocente delle mafie diventa patrimonio dell’intera comunità. La cerimonia si è conclusa con un momento conviviale che ha riunito gli utenti del centro, i volontari, le autorità e i partecipanti.
Fonte: Varese News
Il Centro diurno Casa Arca “Il Viandante” a Varese è stato intitolato a Driss Moussafir, cittadino marocchino senza dimora vittima della strage mafiosa di via Palestro, a Milano, il 27 luglio 1993.
Quella notte Driss dormiva su una panchina nei pressi del Padiglione d’Arte Contemporanea quando l’esplosione dell’autobomba mafiosa lo uccise insieme a tre vigili del fuoco e a un agente della Polizia Locale. La sua è una delle tante vite innocenti travolte dalla violenza mafiosa.
Oggi il nome di Driss Moussafir accompagna un luogo che, nel segno dell’accoglienza e dei diritti, si prende cura delle persone che vivono in condizioni di grave marginalità.
Casa Arca “Il Viandante” è un bene confiscato alla criminalità organizzata, assegnato per 30 anni a Progetto Arca e trasformato in un Centro diurno polifunzionale per persone senza dimora. Qui vengono offerti servizi che spaziano dalla cura della persona all’assistenza medica e legale, fino all’orientamento e all’accompagnamento verso il lavoro.
Il Centro di via Tonale è gestito da Progetto Arca insieme a una rete di realtà del territorio: Associazioni Camminiamo Insieme ODV, Avvocato di Strada, Sanità di Frontiera, Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie e Remar Italia.
L’intitolazione del Centro a Driss Moussafir assume un significato profondo: lega la memoria di una persona che viveva senza una casa a un luogo che offre ascolto, accoglienza e diritti proprio a chi attraversa un presente di precarietà.
La cerimonia si è tenuta il 12 ottobre alla presenza di don Luigi Ciotti, presidente di Libera.
Fonte: Progetto Arca



