L’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione) ha come compito principale quello di prevenire la corruzione e favorire trasparenza nella pubblica amministrazione. Il 29 luglio 2026 ANAC ha approvato la delibera n. 318, Catalogo dei rischi corruttivi e delle misure di prevenzione nel settore sanitario.
“La vastità dei flussi finanziari destinati alla sanità (circa il 25% della spesa complessiva dei contratti pubblici), accresce il rischio di cattiva gestione e opacità amministrativa”, ha dichiarato il Presidente dell’ANAC, Busìa. “L’8% delle segnalazioni di whistleblowing (ossia delle segnalazioni spontanee di illeciti, frodi o irregolarità commesse all’interno di un ente pubblico o privato, ndr) riguarda proprio il settore sanitario, con tipologie di irregolarità ricorrenti tra cui malagestione di reparti o strutture, anomalie negli appalti, irregolarità nelle liste d’attesa o nelle ospedalizzazione, clientele nella distribuzione di incarichi, processi di accreditamento sospetti, concorsi pilotati”.
Nel documento, sono individuati per ogni argomento i rischi corruttivi e le necessarie misure correttive.
Per esempio, a proposito delle procedure di accreditamento delle strutture private con il SSN, tra i vari rischi si citano:
1. il rilascio o rinnovo dell’accreditamento a strutture prive dei requisiti (organizzativi, strutturali, tecnologici) in cambio di utilità;
2. la sottoscrizione di accordi contrattuali finalizzati a favorire il soggetto privato a scapito del sistema pubblico;
3. l’accelerazione o il rallentamento pilotato delle pratiche di accreditamento;
4. il mancato o tardivo svolgimento di controlli da parte delle aziende sanitarie locali o degli organi regionali, che impedisce la tempestiva revoca dell’accreditamento;
5. l’alterazione dei verbali ispettivi o omissioni nelle attività di vigilanza
Tra le molte misure da adottare sono indicate: la necessità di indicare il numero minimo dei controlli che, a campione e senza preavviso, si intendono effettuare; i criteri di scelta delle strutture da sottoporre a controllo.
A proposito delle liste d’attesa, le situazioni di rischio, secondo l’ANAC, potrebbero manifestarsi nel:
1. alterare l’ordine della lista per anticipare un determinato paziente;
2. favorire alcuni pazienti nell’accesso alla prestazione;
3. utilizzare in modo distorto le classi di priorità;
4. manipolare le modalità di prenotazione;
5. creare condizioni che inducano il cittadino a ricorrere alla libera professione intramuraria (ALPI) invece che alla prestazione attraverso il SSN;
6. utilizzare impropriamente la disponibilità delle agende o la loro organizzazione;
7. non garantire adeguata trasparenza sui criteri e sui tempi di attesa.
Anche in questo caso segue una lunga lista di possibili misure correttive.
Il documento dell’ANAC è uno strumento a disposizione delle ASL/ATS/ASST. Sta a loro decidere come trasformarlo in decisioni concrete nei territori di loro competenza.
Se pensiamo a quanto accaduto a dicembre 2025 al San Raffaele di Milano, o a quello che sperimentiamo quotidianamente con le liste d’attesa, non dovrebbe sfuggire a nessuno quanto sarebbe utile che comitati e gruppi di cittadini controllino che la propria ASL segua le indicazioni dell’ANAC.
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