Dal 3 al 6 settembre il campo di E!State Liberi! ha portato giovani da diverse parti d’Italia alla scoperta dell’attualità del pensiero di don Primo Mazzolari.
A più di sessant’anni dalla sua morte, don Primo Mazzolari, pioniere dell’obiezione di coscienza e del pacifismo cristiano in Italia, continua a parlare al cuore delle nuove generazioni. Lo ha fatto anche quest’anno a Bozzolo, dove dal 3 al 6 settembre un gruppo di giovani provenienti da diverse parti d’Italia ha partecipato al campo di E!State Liberi! “La Pace: nostra ostinazione. Per una pace disarmata e disarmante”, promosso da Libera in collaborazione con la Fondazione don Primo Mazzolari, la Parrocchia di San Pietro Apostolo di Bozzolo, Micromacchina – Comunicare la società APS e Agesci.
Quattro giorni di incontri, riflessioni, visite ai luoghi mazzolariani e momenti di confronto per interrogarsi su che cosa significhi oggi impegnarsi per la pace, la giustizia sociale e la legalità democratica, in un mondo segnato da nuovi conflitti e dalla corsa al riarmo.
Il campo, nato tre anni fa come proposta rivolta alle nuove generazioni del territorio cremonese-mantovano, ha assunto quest’anno un respiro più ampio, arrivando a coinvolgere giovani provenienti da diverse regioni del Nord Italia, da Udine a Torino, da Milano a Lucca. Per molti di loro l’esperienza è stata anche il primo incontro con la figura di don Primo e il confronto con il pensiero di Mazzolari ha lasciato il segno. «Ci piacerebbe che nelle nostre diocesi, nei nostri gruppi scout e nelle nostre università si sapesse di questo campo di Libera dedicato a don Mazzolari. Vorremmo che altri giovani venissero a Bozzolo a conoscerlo: smuove le coscienze, ieri come oggi», hanno raccontato alcuni partecipanti al termine dell’esperienza.
Quattro giorni per interrogare la coscienza
Il programma ha alternato momenti di approfondimento e confronto con don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della CEI e postulatore della causa di beatificazione di don Mazzolari, don Umberto Zanaboni, vicepostulatore, Daniele Dall’Asta, vicepresidente della Fondazione Mazzolari, e il professor bozzolese Stefano Albertini della New York University che ha dedicato la sua tesi di laurea alla militanza antifascista di don Mazzolari. I giovani si sono confrontati sui temi dell’obiezione di coscienza, del rifiuto della guerra “giusta”, dell’ostinazione alla pace, mettendo il pensiero di don Mazzolari in dialogo con le sfide del presente e anche con l’enciclica di Papa Leone XIV Magnifica Humanitas. “Don Mazzolari non ti dà risposte, ti invita a interrogare la tua coscienza”, hanno osservato i partecipanti, sottolineando l’attualità di una figura che invita a non adeguarsi alle risposte preconfezionate e a sentirsi personalmente responsabili delle proprie scelte.
Dalla memoria all’impegno
Il legame tra il pensiero di don Mazzolari e l’impegno di Libera è emerso con forza durante i quattro giorni ed è stato al centro anche degli appuntamenti del campo aperti alla cittadinanza. Particolarmente significativo è stato l’incontro “Memoria e impegno per costruire giustizia” durante il quale il giornalista Lorenzo Frigerio, referente di Libera Lombardia, ha intervistato Lorenzo Sanua, figlio di Pietro Sanua, vittima innocente di mafia, ucciso a Corsico nel milanese per aver scelto di non piegarsi alle pressioni della criminalità organizzata.
Dalla memoria all’impegno, dunque, passando attraverso una scelta. È questo uno dei messaggi emersi nei quattro giorni di Bozzolo: la pace non è soltanto un ideale da proclamare, ma una responsabilità da assumere e coltivare con ostinazione.



