Dal 2 al 3 ottobre torna a Milano, alla Fondazione Culturale San Fedele, il festival Rallentare.
Dalla prima edizione sono nate una newsletter, nuovi legami e molte riflessioni sul tempo che abitiamo.
Diamo tantissima importanza alle leggi umane, quelle sociali che regolano i rapporti tra gli esseri umani o quelle economiche. Sono frutto di un lungo cammino, iniziato circa diecimila anni fa. La caratteristica delle leggi umane è che sono soggettive, temporanee, negoziabili. Le abbiamo inventate noi, possono essere giuste o sbagliate, cambiare nel tempo, possono essere violate, e in alcuni casi questo porta a delle conseguenze repressive.
In questa visione manca però una parte importante: le leggi fisiche, che sono invarianti e universali. Da quattordici miliardi di anni, la termodinamica, la fluidodinamica, la meccanica quantistica, e così via, valgono su tutta la Terra, per le circa otto milioni di specie viventi che i biologi stimano esistenti. Nel Cantico delle creature san Francesco scrive «Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba». Questo verso contiene una grandissima intuizione: san Francesco già ottocento anni fa aveva capito che le leggi fondamentali della natura governano su di noi.
Al suo tempo era più facile capirlo perché bastava un’estate o siccitosa o troppo piovosa a provocare una carestia. Noi abbiamo dimenticato questa intuizione. Il sostentamento l’abbiamo fatto diventare rapacità: prendiamo quanto c’è, indipendentemente dagli altri. È il capitalismo estrattivo di tutto ciò che è commerciabile, dal petrolio agli alberi delle foreste, dai pesci negli oceani ai minerali. Abbiamo poi dimenticato chi governa, confidando nella tecnologia e nella sua capacità di risolvere tutti i problemi, in un’accelerazione che ignora i limiti.
In Accelerazione e alienazione del 2015, il filosofo tedesco Hartmut Rosa sottolineava che l’essere umano non è progettato per questi ritmi. A questo si aggiunge un problema ambientale: l’accelerazione e l’alienazione avvengono anche nei confronti del nostro rapporto con il pianeta.
Se le leggi fisiche non sono negoziabili, non è così per quelle dell’economia. L’attuale sistema economico è stato concepito circa duecento anni fa ed è ovvio che se lo fermiamo avremo ripercussioni su tanti fronti, ma chi ci obbliga a mantenere questo tipo di economia?
Dobbiamo fondare un’altra economia, nella quale la premessa del benessere non sia legata alla crescita e alla competitività. In tutti i fenomeni naturali la crescita non è mai infinita. Questo vale per le stelle e i pianeti, ma anche per gli esseri umani. Noi cresciamo molto nei primi vent’anni di vita, ma poi ci fermiamo. Ogni struttura naturale ha una curva dove c’è una parte di crescita rapida che serve per arrivare all’equilibrio.
Se si costruisce un sistema, in questo caso l’economia, che per garantire la prosperità alle persone e alle generazioni future si fonda sulla crescita, per forza è destinato a collassare, come aveva affermato l’economista Kenneth Boulding nel 1966 e come si ritrova nel rapporto I limiti dello sviluppo (ed. or. The Limits of Growth) del 1972, realizzato dal Club di Roma.
Ti aspettiamo al festival Rallentare!



