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Processo “Munda Mundis”sulla gestione dei rifiuti


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Che l’immondizia, e l’intero indotto che ne garantisce la raccolta ed il successivo smaltimento, fosse un affare, tutti lo sapevano, anche a Gela.  Stidda e cosa nostra, dopo lunghi anni segnati da faide sanguinose, si erano addirittura accordate per spartirsi ingenti profitti generati dal controllo del mercato: l’associazione temporanea d’imprese, denominata “Econet”, gestore unico del servizio per più di un decennio, era un piatto troppo succulento per non approfittarne. 

Ma il “giocattolo”  si ruppe nel Febbraio di tre anni fa, quando il blitz, “Munda Mundis”, fece breccia all’interno di un labirinto fondato su minacce, soprusi ed “ammiccamenti”, più o meno inconsapevoli.  Ieri notte l’ultima fase dell’intero iter giudiziario si è compiuta: il giudice, Lirio Conti, ha emesso una pesante condanna nei confronti di tutti gli imputati, nomi storici delle organizzazioni criminali gelesi, da Carmelo Fiorisi, per lui una condanna pari a 30 anni di reclusione, a Enrico Maganuco, sottoposto alla medesima decisione, da Francesco Morteo, 21 anni e mezzo, a Massimo Carmelo Billizzi, 16 anni e 2 mesi, passando per Paolo Portelli, 11 anni e 8 mesi, Gianluca Gammino, 14 anni e 4 mesi, Domenico Vullo, 4 mesi e 20 giorni, e Gaetano Azzolina, 5 anni. 

Un processo, lungo, difficile da interpretare, fatto di attacchi, veramente violenti, tra accusa e difesa: elementi difficilmente riscontrabili in altri precedenti.  Tutti hanno accusato tutti: imprenditori taglieggiati sottoposti a minuziosi controlli da parte delle difese; collaboratori di giustizia molto informati sui fatti, su tutti Rosario Trubia e Marcello Orazio Sultano, praticamente un pezzo della storia criminale della città, condannati a loro volta, interpellati nel corso di molteplici udienze; politici intervenuti, poiché informati sui fatti.  Ma il vero colpo di scena contenuto nel dispositivo letto dal giudice Conti, in attesa, ovviamente, di poter analizzare le motivazioni alla base del verdetto, concerne la decisione di trasmettere gli atti in Procura rispetto alla posizione dell’ex primo cittadino, Franco Gallo, eletto per due mandati nelle fila dei Democratici di Sinistra, prima dell’avvento di Rosario Crocetta. 

Il collaboratore Carmelo Barbieri, già stratega della famiglia Madonia, non ha avuto esitazioni nel corso dell’istruttoria, “vi era un accordo tra Rosario Trubia, del clan Emmanuello, ed il sindaco, Franco Gallo, in carica proprio nella fase di avvio del sistema degli ambiti territoriali ottimali, per garantire la vittoria nella gara d’appalto all’azienda di Riccardo Greco, l’Econet, e per questo il sindaco ottenne una tangente di cento milioni di lire”.  “A tal fine una società intenzionata a partecipare alla prima procedura venne convinta ad abbandonare, si trattava dell’azienda Praiano”, parole, pronunciate sempre dallo stesso Barbieri, che hanno sorpreso gli osservatori esterni.  Ma, evidentemente, i giudici intendono vagliare con maggiore attenzione la figura dell’ex leader della sinistra gelese, all’interno, peraltro, di una vicenda assai complessa, che ancora oggi continua a produrre scorie, difficilmente bonificabili: basti solo pensare che la nuova gara d’appalto per l’aggiudicazione del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, è già stata annullata in ben tre occasioni, ed allo stato attuale l’appalto è stato affidato, in via temporanea, all’agrigentina “S.A.P.”; senza dimenticare l’istituzione, ratificata nel corso della legislatura appena conclusasi, di una speciale commissione d’inchiesta incaricata dell’arduo compito di far luce sui fatti legati alle denunce dell’ex dirigente del settore Ecologia, Roberto Sciascia, tutte generate dalle modalità di gestione di un servizio certamente non secondario.