Milano, 3 maggio giornata della Memoria
«Sono nove, non otto, i giornalisti uccisi dalla mafia in Sicilia».
Tre vite vissute a metà e l’indifferenza del Palazzo
Lo abbiamo detto, continuiamo a dirlo: che in questo Paese a far bene il proprio lavoro si rischia la vita.
La vittoria del Paese civile

Quei sigilli messi per ordine dell’autorità giudiziaria alla casa di Palazzolo Acreide, sullo sfondo le mura dentro le quali nacque Giuseppe Fava, sono un segno, vanno al di là del loro significato contingente.
«Ti scippo la testa!»

«La cosa comincia a impensierirmi seriamente».
I dieci minuti di giornalismo meno trasmessi d’Italia

«Non so se sia stato un eroe, di certo era un mafioso e un assassino», parola di Antonio Ingroia, magistrato.
Quella rassegna un po’ troppo “antimafiosa”

«Nel mio cuore come nella mia mente non c’è mai stato nulla contro Valeria, una professionista che apprezzo e che sin da subito, pochi giorni dopo il mio insediamento, ho voluto al mio fianco nell’ufficio della presidenza».
Il metodo Nisticò
«Già all’indomani del mio arrivo più di un dirigente locale si presentava in redazione con l’aria del padroncino di casa.