
“Ciccio” le hai prese tu le chiavi dell’Atrio comunale?”. “E no, eh, le avevi tu…Giorgio, non facciamo scherzi”. Gli occhi ancora un po’ assonnati, l’aria fresca del mattino, il cameriere del bar che scherza con i fratelli Ruta davanti ad una granita al caffè e chiede notizie sull’uscita del prossimo numero del giornale. Il politico che al tavolino accanto origlia per capire se sarà lui il protagonista delle cronache pungenti di settembre, sulle pagine de “Il Clandestino”. Sembra di essere in un giorno qualunque nella vita di ragazzi di provincia che studiano, lavorano e si divertono invece siamo dietro le quinte del festival del giornalismo di Modica che ha portato in città circa 30 giornalisti a parlare di informazione dal 30 agosto al 2 settembre. Nato dall’idea di un gruppo di ragazzi che qui fanno un giornale che da sei anni racconta di politica, cultura e giovani, la quattro giorni del festival del giornalismo ha la collaborazione di “Libera”, “I Siciliani Giovani” e il patrocinio del Comune. Non ci sono grandi agenzie di comunicazione dietro questo festival. Non ci sono budget da capogiro. E gli sponsor non sono gruppi finanziari ma i commercianti della città, i bar , qualche libreria e la neonata focacceria dedicata a Don Pino Puglisi, il parroco ucciso a Brancaccio, un quartiere di Palermo, negli anni ’90 da Cosa nostra. Quattro giorni, quelli del festival, in cui c’è tempo per tutto: per una battuta, un imprevisto, per un abbraccio e uno scherzo. E per innamorarsi, del giornalismo e di loro, sorridenti e solari. A loro insaputa, diventati parte di quella “meglio gioventù” che la Sicilia ciclicamente produce. E i numeri di questo festival, molto seguito anche attraverso social network nel resto del Paese, raccontano un successo coltivato con sacrifici ma senza mai perdere leggerezza, l’allegria e il sorriso.
Un festival in crescita. 600 i partecipanti ai quattro giorni di dibattiti, 50 i ragazzi hanno seguito i workshop di giornalismo, una decina i volontari che hanno affiancato gli organizzatori durante il festival. Dal pomeriggio sino a tarda notte 30 gli ospiti, giornalisti, scrittori, musicisti e attori arrivati da tutta Italia, sul palco di Palazzo San Domenico, nel cuore della città iblea. Dal cronista free – lance Antonino Mazzeo, accusato dal Comune di Falcone (Me) di aver danneggiato l’immagine del territorio per aver raccontato della mafia messinese in una sua recente inchiesta, sino a Attilio Bolzoni, inviato di “Repubblica” che da trent’anni racconta di mafia e antimafia nel nostro Paese. Dai colleghi Giuseppe Lo Bianco e Giuseppe Pipitone, de “Il Fatto quotidiano” che qui al festival hanno spiegato misteri e depistaggi dell’omicidio del giornalista Mauro De Mauro, ucciso negli anni ’70 a Palermo sino a firme come Enrico Bellavia, “Repubblica Palermo” e Rino Giacalone “Libera Informazione” che hanno raccontato i rischi e le difficoltà di fare il giornalista in terra di mafia. Con loro, il coordinatore di Libera in Sicilia, Umberto di Maggio che ha ricordato il coraggio dei giornalisti siciliani. Di politica regionale si è ragionato con i cronisti, Emanuela Lauria di “Repubblica” e la collega Manuela Modica, autrice di “Sua Maestà siciliana” ritratto del presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo.
Le quattro giornate del festival sono state anche l’occasione per fare il punto sul mestiere, insieme al giornalista Rai, Loris Mazzetti ma anche dello stato di cose nel Paese, con i colleghi Oliviero Beha e Francesca Fornario (Pubblico). In tempi di crisi economica e culturale (come suggerisce lo slogan del festival: dalla padella allo spread), serve capire da dove ripartire e come. Soprattutto per i giovani. Claudia Campese direttrice di CTzen.it , Valeria Grimaldi di Diecieventicinque.it, Gaetano Alessi fondatore di AdEst, Giuseppe Pipitone, già fondatore de “L’Isola” hanno offerto spunti di riflessione e denunce precise, ai microfoni della redazione del “Clandestino”. Nessuno di loro – infatti – in questi anni è rimasto a guardare e su diversi territori ha organizzato presidi di informazione libera che crescono, che sono diventati professionali, che spesso – come ricorda la Campese – sono “fonte di informazione” per i colleghi dei grandi giornali. Non tutto è fermo, non tutto è in crisi. Ma la strada è in salita, nonostante le nuove opportunità offerte dal giornalismo on line e delle nuove figure professionali nate con social network e piattaforme di condivisione su web. Come spada di Damocle sulla testa di questi e altri giornalisti, infatti: querele temerarie e strumentali, le minacce, le pressioni, il precariato e il perenne conflitto di interessi fra chi l’informazione la finanzia e chi deve farla. E talvolta alcuni “vizi” della categoria dei giornalisti: una buona dose di narcisismo e di competizione e a pagare il prezzo sono i lettori.



