«Ciao, sono Rascatripas e questo mi è successo perchè non ho capito che non dovevo postare cose sul social network». Firmato Los Zetas. Questo è il messaggio trovato davanti al cadavere decapitato del blogger messicano di “Nuevo Laredo Vivo”. “Rascatripas”, il violinista, è stato ucciso perchè tramite il blog che gestiva invogliava la gente a denunciare le violenze dei narcos a Nuevo Laredo. Quello di mercoldì scorso è il quarto omicidio efferato nei confronti di un blogger nella città messicana al confine con il Texas. La porta d’ingresso della cocaina negli Stati Uniti. Una tra le città più violente del Messico. Il 25 settembre un’altra blogger di Nuevo Laredo Vivo, Mariasol Macias Castaneda è stata torturata e decapitata.
Il 13 dello stesso mese, sono stati ritrovati i cadaveri di due giovani ventenni, un ragazzo e una ragazza, legati sotto un cavalcavia. La loro colpa? Aver utilizzato blog, twitter e altri social network per denunciare la violenza dei narcos. Internet è l’avamposto dell’informazione in un paese dove la stampa è stata silenziata. Nel solo 2010, dall’analisi del Cepet, l’osservatorio messicano sulla libertà di informazione, si contano 9 giornalisti uccisi, e 139 intimidazioni di varia natura nei confronti degli operatori dell’informazione. La rete, quindi, si è trasformata in un rifugio. Purtroppo non molto sicuro. Dopo l’omicidio di Mariasol, “Nuevo Laredo Vivo” ha introdotto misure di sicurezza per i cittadini che inviavano le denunce al blog. Nonostante ciò, i narcos hanno colpito ancora. Dimostrandosi capaci di svelare l’anonimato di utenti e animatori del portale. Una paura che si riscontra anche su twitter. La capacità dei cartelli messicani di infiltrare le forze di sicurezza, dà loro la possibilità di accedere a potenti software in grado di far venir meno l’anonimato. Vera o presunta che sia questa capacità, il timore di rappresaglie violente impone cautele. Come nel caso della “faida online” combattuta tra i Los Zetas, le ex forze speciali convertitosi al narcotraffico, e il gruppo di attivisti hackers del collettivo Anonymous.
Uno scontro aperto proprio dagli hackers che hanno hanno denunciato i narcos di aver rapito uno dei loro attivisti. In un messaggio postato su youtube, Anonymous ha minacciato i Los Zetas di pubblicare una lista di oltre cento tra politici, giornalisti e poliziotti al loro servizio se non avessero liberato l’ostaggio. Nome in codice: Operación Cartel. Una mossa a sorpresa che ha suscitato preoccupazione. Rendere pubblici i nomi dei collaboratori dei narcotrafficanti avrebbe significato la loro condanna a morte. Inoltre, nonostante l’anonimato e le capacità degli hackers, si è alimentato il timore di essere esposti alla rappresaglia dei Los Zetas. Una “guerra della rete” conclusasi con un nulla di fatto. Anonymous ha fatto sapere che l’ostaggio era stato liberato il quattro novembre, e quindi non avrebbe reso nota la lista del complici. Nonostante i dubbi di numerosi internauti messicani, che hanno visto tutta l’ Operación Cartel come una colossale farsa, internet non è considerato un luogo sicuro. Anzi.
Sul blog “Nuevo Laredo Vivo” si può leggere un messaggio che descrive bene la situazione. «A causa dei recenti avvenimenti in città, e sapendo che è dominata da chi non dovrebbe… e che non possiamo confidare nella polizia perchè i comandi sono collusi con la mafia, dobbiamo iniziare a prendere alcune misure di sicurezza per cercare di non essere vittime di questa delinquenza». Precauzioni che, purtroppo, non sono servite a salvare la vita a “Rascatripas”.



