I giudici della V sezione del tribunale di Palermo hanno condannato a 13 anni di carcere, per associazione mafiosa, Gaetano Lipari, accusato, tra l’altro, di essere stato, durante l’ultima fase della sua latitanza,l’infermiere personale del boss Bernardo Provenzano. L’accusa è stata sostenuta in aula dai pm della dda Nino Di Matteo e MarziaSabella.Nei “pizzini” trovati nel covo del capomafia il giorno del suo arresto, Lipari era indicato col numero 60: 49 anni, infermiere professionale con la passione per la politica e parentele “illustri” in Cosa nostra, era uno dei pochi uomini d’onore a poter vantare di dare del tu al padrino di Corleone.A suo carico i magistrati hanno prodotto decine di lettere trovate nel nascondiglio di Montagna dei Cavalli. Dai messaggi é emerso che Lipari, cugino del consigliori economico del boss,Pino Lipari, si occupava delle esigenze mediche del latitante: dai prelievi a cui Provenzano doveva sottoporsi dopo l’intervento alla prostata subito a Marsiglia, alle iniezioni di Decapeptyl, un costosissimo farmaco di non facile reperimento, che lo stesso infermiere recuperava anche attraverso l’aiuto di farmacisti compiacenti. Eletto nel 2003 al consiglio comunale di Altavilla Miliciain una lista civica, Lipari ha lavorato come dipendente dellaAsl 6 di Bagheria.Dalle indagini è emerso che l’imputato aveva frequenti contatti, anche telefonici, con l’allora deputato regionale Giovanni Mercadante (Forza Italia), medico, condannato per mafia, e col nipote di Provenzano, Carmelo Gariffo. Secondo i pm, inoltre, si sarebbe pure occupato di gestire il pizzo imposto ad alcuni imprenditori edili di Casteldaccia, Villabate e Bagheria.
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