Step1, il sito di informazione universitaria ospitato nei locali della Facoltà di Lingue a Catania, non ha più una redazione. Con una nota del 7 luglio scorso, il direttore amministrativo dell’Università ha disposto la chiusura dell’aula 24, sede del giornale, per motivi legati alla sicurezza. Dopo sette anni di attività che è valsa agli studenti redattori premi e riconoscimenti giornalistici nazionali, Step1 rischia di chiudere i battenti, lasciando più povero il già limitato panorama informativo catanese dominato dal monopolio dell’editore Mario Ciancio. La decisione a poche settimane dalla sospensione delle trasmissioni di Radio Zammù, altro storico organo universitario.
È una storia di silenzi e mezze parole, di non risposte e vaghi proclami traditi dai fatti. Ed è una storia che si può definire di tolleranza l’intera parabola di questo sito di informazione universitaria che in sette anni di vita ha formato giovani talenti, si è inserito con credibilità nel racconto della cronaca cittadina ben oltre i confini del mondo universitario, e si è guadagnato spazi di autorevolezza sempre più apprezzati al punto da essere considerato fonte di notizie da giornali e telegiornali nazionali. Step1, in tutti questi anni, è stato tollerato. Tollerato dai vertici dell’Università, tollerato da chi, per cultura politica o per interessi di carriera, non riconosce nella libertà di parola non solo la base per ogni forma di convivenza civile, il necessario argine di un’azione pubblica che sia davvero nell’interesse del bene comune, ma nemmeno, in questo caso, un valore formativo, un ideale nel quale far crescere la futura classe dirigente. Il sito, fondato nel 2004, nel giro di poco tempo è diventato un punto di riferimento per molti studenti, ha prodotto una decina di pubblicisti e aperto la strada del praticantato ad alcuni studenti che, con quel bagaglio professionale alle spalle, sono riusciti ad accedere con facilità alle scuole di giornalismo. Nel suo palmares, il secondo posto al premio Ischia, il premio Eretici digitali, la menzione al premio Impastato organizzato dal Festival di giornalismo di Perugia. Una palestra umana e professionale. Un giornale vero, che ha dimostrato sul campo di non avere riverenze per nessuno. Nemmeno e soprattutto in uno dei momenti più difficili della storia dell’Università di Catania degli ultimi anni: il caso, esploso nel 2008, dei veleni sversati nei lavandini del laboratorio della Facoltà di Farmacia. Una gravissima noncuranza delle misure di sicurezza che potrebbe aver causato un disastro ambientale oltre che i tumori e la morte di alcuni studenti e ricercatori del dipartimento. Il procedimento penale in corso chiarirà fatti, circostanze e responsabilità.
I ragazzi di Step1 seguirono scrupolosamente la vicenda, senza timori, registrando e perfino evidenziando gli imbarazzi dei vertici dell’Università, di fatto il loro editore. Ora, come nelle migliori commedie, per contrappasso, il destino di questo organo di informazione si gioca su problemi legati alla sicurezza dei locali. A poche settimane dalla chiusura di Radio Zammù – l’altro storico organo di informazione universitaria catanese (in attesa di cambiarne gestione e natura) – il direttore amministrativo dell’Università dispone la chiusura immediata dell’aula 24, dove ha sede Step1. La perizia tecnica allegata alla nota indica come elementi non a norma “le barriere architettoniche, la minima areazione, l’unica via di esodo”. Una situazione identica ad altre aule, dove però non è arrivato nessun tecnico a controllare e nessuna nota ufficiale a mettere battenti. A margine di una conferenza stampa lo scorso 22 luglio, dove è stato negato l’accesso ad un gruppo di studenti che manifestavano disappunto per la chiusura dell’aula 24, il rettore Antonino Recca ha giustificato il trattamento speciale di quell’aula perché trattasi di laboratorio e quindi soggetto a regole più restrittive in materia di sicurezza. Gli studenti redattori parlano apertamente di «un rettore che non accetta l’esistenza di qualsivoglia spazio di dibattito libero e indipendente dentro l’Università; non accetta spazi indipendenti di informazione, in cui possano trovare voce anche coloro che esprimono critica o dissenso; non accetta che l’Università promuova un modello di formazione al giornalismo che sappia guardare oltre le angustie e le clientele del panorama editoriale cittadino».
E in una lettera aperta al rettore pubblicata dal sito, da alcuni giorni pieno di spazi bianchi come forma di protesta, si ripercorre la storia dei rapporti tra Step1 e i vertici dell’Università, sino a questo epilogo. Eccone uno stralcio: Al principio dell’estate 2009, fu convocata in Rettorato una riunione di tutti i docenti responsabili dell’attività di Radio Zammù e di Step1 e fu Lei stesso a suggerire che, in difetto di disponibilità economiche dell’Ateneo, la proprietà di Step1 venisse trasferita a un’associazione di studenti e docenti dell’Ateneo, in modo da poter garantire la massima autonomia editoriale e risorse aggiuntive provenienti da entrate pubblicitarie e dall’apporto di altre Istituzioni. Nel 2009 fu costituita l’Associazione “Upress CTA onlus”. Tra i suoi obiettivi c’era quello di rilevare la titolarità della testata. Ciò avrebbe sollevato l’Università di Catania dal ruolo di editore, impossibile da esercitare ove – per scelta o per necessità – non si intenda investire un quattrino nell’attività editoriale e di formazione al giornalismo. Al tempo stesso, ciò avrebbe troncato i timori – che venivano talora manifestati – circa eventuali rischi legali per l’Ateneo qualora Step1 fosse stato oggetto di qualche querela. La Facoltà di Lingue ha dichiarato la sua disponibilità a cedere a Upress la testata Step1. Ma tale decisione non ha mai ricevuto il via libera dai vertici d’Ateneo. Anche stavolta, ovviamente, non una sola parola è stata spesa per motivare il diniego. Nel frattempo, l’associazione Upress ha richiesto alla Facoltà l’uso dell’aula 24 per l’esercizio delle proprie attività sociali. Tale richiesta è stata accolta dalla Facoltà di Lingue ma – prima ancora che la relativa convenzione potesse essere formalizzata – i vertici d’Ateneo, con inconsueta sollecitudine, si sono attivati per impedire che ciò avvenisse, disponendo l’immediata chiusura dell’aula stessa.
Una storia, emerge dal racconto dei ragazzi, di parole che vanno in una direzione e fatti che prendono tutt’altre strade. Una storia fatta di vani tentativi di cambiarne la natura di quel sito. Fino a quest’ultimo atto, in cui ad un accordo persino suggerito di cedere la testata ad un’associazione indipendente e quindi con maggiori spazi di libertà, si risponde con uno sfratto. Un danno per loro, e anche soprattutto per tutti gli studenti e i cittadini catanesi che si sono visti così ridotti la possibilità di accedere ad una voce in più, fresca e libera, in una città dove da decenni domina incontrastato il monopolio informativo dell’editore Mario Ciancio.
Per maggiori info: stepone.it



