La mafia in provincia di Ragusa esiste? No, al massimo “qualcosina”. È quello che emerge da un incontro, svolto lunedì a Modica (Rg), tra il presidente della commissione antimafia siciliana Lillo Speziale e le parti sociali e politiche locali. «La provincia – afferma il presidente, da quanto riportato dalla Gazzetta del Sud -costituisce un’isola felice nel panorama siciliano per quanto concerne il preoccupante fenomeno dell’illegalità». Analisi, questa, che fa irritare molti: dalla rete di Libera sul territorio alla Federazione della Sinistra di Ragusa, passando per le vittime di racket.
«La mafia in provincia di Ragusa esiste eccome – dichiara la vittima di un’estorsione, in una lettera firmata inviata alla redazione del Corrierediragusa.it – e meno male che l´antimafia di Catania ha riconosciuto il mio status di vittima del racket». La provincia di Ragusa è una provincia in cui la mafia non si vede, dove non fa clamore e fa affari tranquillamente. Non si vede ma c’è. A dimostrarlo ci sono innumerevoli episodi. Il più importante solo qualche settimane fa quando venne scoperta, con l’operazione Sud Pontino, una alleanza tra i clan Casalesi – Mallardo, Santapaola – Ercolano e altre organizzazioni criminali. Dall’operazione è emerso che il sodalizio criminale imponeva il monopolio del trasporto su gomma tramite la “Laziofrigo”, una società controllata dalla società Paganese Trasporti & co., legata ai casalesi. Questa agenzia pare si imponesse pure nel mercato di Vittoria.
Ma è proprio la direzione nazionale antimafia a segnalare pericoli. Infatti, nella relazione del 2008 si legge che per i mercati di Fondi e Vittoria «i punti più sensibili per le infiltrazioni malavitose sono costituiti dai servizi di trasporto su gomma dell’ortofrutta da e per i Mercati; dalle imprese dell’indotto; dalla falsificazione delle tracce di provenienza dell’ortofrutta; dal livello anomalo di lievitazione dei prezzi». Ma non c’è solo il mercato. Ci sono pure i tantissimi incendi ad esercizi commerciali; solo negli ultimi due mesi diverse segherie sono state bruciate. Perché sono andate in fiamme? Chi è stato? Sembra evidente che l’ipotesi più plausibile è che sia stata la criminalità organizzata.
A Ragusa la mafia c’è e non bisogna sottovalutarla. I numeri parlano da soli: «oltre venti operazioni di polizia e carabinieri negli ultimi dieci anni» – scrive Giuseppe Bascietto, nel marzo 2009, su accadeinitalia.it – «1600 persone inquisite o arrestate per mafia su una popolazione di appena 280.000 abitanti, che, tradotto in cifre, significa un carcerato o un inquisito ogni duecento-duecentoventi abitanti; in Italia c’è un carcerato ogni 1200 abitanti; oltre 150 morti ammazzati in tutto il territorio ibleo; un comune, quello di Scicli, sciolto per infiltrazioni mafiose nel 1993; politici e amministratori locali arrestati con accuse che vanno dalla corruzione all’associazione a delinquere; capi clan che fondano partiti e partecipano attivamente alla vita politica e amministrativa; beni confiscati per oltre 20 milioni di euro (appartamenti, ville, automobili, camion, appezzamenti di terreni, aziende agricole, agenzie di autotrasporti e conti correnti bancari)». Ci sono pure i dati recenti dell’Agenzia per i beni confiscati che documenta a Ragusa 44 beni confiscati alle criminalità organizzate.
Ma nonostante la storiografia sulla mafia a Ragusa sia scarna alcuni episodi sono emblematici; dimostrano come anche nella provincia “babba” per eccellenza la mafia sia presente, e da tanto. Per esempio la storia di Giuseppe Cirasa di Vittoria, affiliato a Cosa Nostra alla metà degli anni ’60 che mise su un impero tramite il contrabbando di sigarette ma anche di armi, droga, antiquariato e reperti archeologici. Tutto questo sfruttando i controlli blandi nella costa orientale. Oppure potremmo ricordare un’altra vicenda, quella degli “esattori di Salemi”: i cugini Salvo. Questi acquistarono ad Acate, tra Vittoria e Gela, mille ettari di terreni agricoli e li adibirono a colture di agrumi, vigneni e serre. Ma non c’è solo il versante occidentale della provincia. Infatti, a Pozzallo e Ragusa sono state scovate, anni fa, due grandi aziende metallurgiche dirette da un prestanome di Tano Badalamenti, boss di Cinisi.
Ma Ragusa è stata anche terra di soggiorni. Qui si è rifugiato Gaspare Gambino, nipote del capomafia newyorchese Joseph; e anche, pare, il boss di Catania Nitto Santapaola. Il vero boom criminale si ha tra la fine dagli anni ’80 e ’90 quando si insedia la quinta mafia: la Stidda. Vittoria diventa teatro di numerosi scontri ed omicidi, una città di guerra. Nel 99 c’è la strage di San Basilio a Vittoria in cui persero la cinque uomini, tra cui due ragazzi innocenti.
Non ci sono solo vecchi episodi a dimostrare che la mafia è presente pure a Ragusa. Ci sono, infatti, tutte le domande ancora senza una risposta, sulle quali non ci si vuole soffermare: come mai sono sorti tanti centri commerciali nell’area modicana? C’è tutta questa richiesta in un paese di 50.000 abitanti? Oppure perché non si sta attenti su personaggi che, nati dal nulla, diventano milionari? Forse la mafia a Ragusa è mafia di “colletti bianchi”?
Su questo bisognerebbe interrogarsi. Ma è più facile dire che la mafia non esiste.



