L’Africa in mano ai narcos

Obiettivo Falcone

L’allarme è stato lanciato più volte. Nonostante studi, inchieste e interventi internazionali, l’Africa non riesce a liberarsi dalla presa dei narcos. I trafficanti sudamericani e le controparti europee, in modo particolare le ‘ndrine calabresi, hanno individuato negli stati dell’Africa Occidentale dei comodi e sicuri “hub” dove far transitare la cocaina diretta in Europa. Il motivo? Paesi poveri, incapaci di controllare i propri confini, con polizie e apparati istituzionali spesso desiderosi di intercettare i narcodollari. Un esempio tra tutti è quello della Giunea Bissau, uno tra gli stati più poveri del mondo.

«La Giunea Bissau – si legge nel rapporto annuale del Dipartimento di stato Usa – è il maggiore hub di transito per il traffico di narcotici dal Sud America all’Europa». «Il paese – prosegue l’analisi dell’International narcotics control strategy report – fornisce un opportuno ambiente per i trafficanti a causa della mancanza di contrasto, la suscettibilità verso la corruzione, i suoi confini porosi, la sua collocazione nei confronti di Europa, Sud America e i vicini punti di transito dell’Africa occidentale». Il malaffare, inoltre, si presenta come un problema endemico di cui i trafficanti sono ben consapevoli. «La corruzione – prosegue il rapporto – specificatamente la complicità dei funzionari governativi a tutti i livelli in questa attività criminale, inibisce la risoluzione del problema». Una questione che, naturalmente, non riguarda soltanto la Giunea Bissau, ma che coinvolge l’intera regione occidentale del continente africano. Paesi che sono stati trasformati in zone di stoccaggio, transito ma anche consumo di cocaina. Realtà che hanno visto prosperare mafie autoctone in stretta collaborazione con i narcos latinoamericani e le maggiori organizzazioni criminali, tra tutte quelle italiane.

«Il traffico attraverso i paesi dell’Africa occidentale – si legge nel World drug report dell’agenzia delle Nazioni Unite Unodc – continua ad essere significativo, nonostante una riduzione dei sequestri dal 2007». La Commissione antimafia, nell’ultima relazione del 2008 firmata dall’allora presidente Francesco Forgione, ha parlato della presenza della ‘ndrangheta calabrese in Africa. Un’organizzazione radicata a livello globale, partner di primo livello dei narcos messicani e colombiani, «la più potente (mafia, ndr) sul piano del traffico di cocaina», capace di mediare «fra le due rotte, quella africana e quella colombiana». Basti pensare, tra le tante, all’operazione “Decollo” del 2004 contro le cosche di Rosarno e di Limbadi, che coinvolse numerose regioni italiane, quattro paesi europei, due sudamericani, l’Australia e il Togo. «Le famiglie Mancuso di Limbadi e Pesce di Rosarno – si legge nella relazione – furono accusate di aver immesso sul mercato “ingentissimi quantitativi di cocaina tra il Sud America (Colombia e Venezuela), l’Europa (Italia, Francia, Spagna, Olanda e Germania), l’Africa (Togo) e l’Australia, riciclandone quindi i proventi con le più diversificate tecniche di trasferimento e di dissimulazione.” La droga era nascosta all’interno di containers che trasportavano carichi di marmo, plastica, cuoio, scatole di tonno, materiale tutto oggetto di import-export tra Sud America ed Europa» La Direzione centrale servizi antidroga del ministero dell’Interno nella relazione del 2008 parla di: «Ingenti quantitativi di cocaina (che, ndr) sono contrabbandati dall’America Latina (Brasile e Venezuela) verso le coste dell’Africa Occidentale attraverso navi, pescherecci, yachts ed aerei privati. Da qui, sempre via mare, lo stupefacente raggiunge le coste del Portogallo o della Spagna oppure viene stoccata, in attesa di essere ripartita in spedizioni minori che, attraverso corrieri reclutati sul posto, giungeranno nel vicino mercato europeo».

 «Al momento – prosegue la Dsca – la nazione maggiormente sotto assedio dei narcotrafficanti è la Guinea Bissau, ma da qui la problematica sta rapidamente contagiando la Mauritania, Capo Verde e il Ghana. La cocaina arriva con navigli che trovano facile approdo lungo le coste prive di controllo, o a bordo di aerei provenienti dal Brasile e dal Venezuela che atterrano su piste clandestine che improvvisamente si aprono nel deserto». Una metastasi quella che ha colpito l’Africa Occidentale. Una regione già povera, flagellata da guerre civili, tensioni religiose ed etniche, colpi di stato, deturpazioni ambientali. Una regione che adesso deve fronteggiare anche i signori della droga