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Colombia vive!


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Difendiamo i difensori dei diritti umani, difendiamoli dallo stato colombiano. La campagna, lanciata lo scorso settembre da Oidhaco, una rete di ong colombiane ed internazionali, per la tutela di chi, in Colombia, rischia la vita per salvaguardare i diritti umani. La rischia per mano dello Stato. «La situazione in Colombia è grave», dichiara Emanuel Raison, coordinatore di Oidhaco, nel corso della conferenza stampa di presentazione a Roma. «Minacce, uccisioni, torture contro i difensori dei diritti umani. Violenze garantite dalla certezza dell’impunità». Il 95% degli assassini compiuti contro i difensori dei diritti, infatti, non hanno un colpevole. Gli stessi magistrati della Corte Suprema hanno subito minacce nel tentativo di svolgere il proprio mestiere, condannando i colpevoli. Quando all’inizio dell’anno la Corte ha condannato due parlamentari per complicità con i paramilitari, sono stati individuati dei sicari pronti ad entrare in azione contro i giudici.

La Colombia è un paese in guerra, una guerra devastante che dura da più di cinquant’anni, con diversi attori: l’esercito, i paramilitari, la guerriglia. Le cause del conflitto secondo Giuseppe Coscione, coordinatore della Rete italiana Colombia Vive, sono da individuare in «una oligarchia che ha, e pretende di avere, enormi risorse economiche», incurante degli effetti sociali devastanti. Negli ultimi cinque anni sono state uccise 12.000 persone, si registrano centinaia di casi di sparizioni forzate, esecuzioni extra-giudiziarie (falsos positivos), tassi di corruzione enormi, un Parlamento costituito per buona parte da paramilitari eletti, o da gente ad essi collusa. Nel frattempo il paese sprofonda in una grande crisi umanitaria. «La fame – aggiunge Coscione – è più estesa che in Africa. C’è un tasso di povertà al 45% e un tasso di indigenza del 18%; ci sono oltre 4000 desplazados, rifugiati».

E’ in questo contesto di guerra, povertà, disintegrazione sociale che si muovono i difensori dei diritti umani. Affrontando numerosi ostacoli. «I difensori dei diritti umani sono persone impegnate a difendere le conquiste dell’umanità», sottolinea Ruben Pardo, rappresentante della società civile colombiana. «Difendono la vita e la dignità umana – aggiunge – ma devono difendersi dai paramilitari e dallo stato». La Colombia, infatti, perseguita, spia, illegalmente i difensori dei diritti umani. Lo fa tramite il DAS (Dipartimento amministrazione e sicurezza), l’intelligence colombiana, al cui interno è stato istituito il famigerato Grupo 3, con l’obiettivo di controllare le parti critiche della società civile del paese: magistrati, giornalisti, difensori dei diritti umani. A capo del Das è stato per molto tempo Jorge Noguera, successivamente console a Milano, accusato di aver compilato una lista di proscrizione utilizzata dai paramilitari per eliminare i “ribelli”.

Il Das, denuncia Riason «è attiva anche in Europa, con attività di spionaggio nei confronti delle associazioni del continente, furto di informazioni», fino alla pratica di inserire cocaina nei bagagli degli operatori umanitari che visitano la Colombia per farli passare come narcotrafficanti. «Con la campagna – sottolinea Raison – chiediamo alla Colombia di porre fine all’impunità nei confronti delle violazioni contro i difensori dei diritti umani, all’uso distorto dell’intelligence statale, alle segnalazioni sistematiche, ai processi giudiziari senza fondamento, di migliorare i programmi di protezione delle persone a rischio». Di smetterla, quindi, di perseguire chi lotta contro l’abuso e la sopraffazione di Stato. Nel frattempo, come ha dichiarato Ruben Pardo: «nonostante il buio, ci sono migliaia di donne e uomini che in Colombia lottano per la libertà».