Chiude “Ad Est” : dieci anni di battaglie, partecipazione, informazione da Raffadali (Ag) al resto del Paese

Adest

“AdEst finisce qui. Ma come ad ogni grande amore l’addio non sarà né facile né lento, e non avrà una data precisa.  
Troppi i progetti  antimafia e per la “Resistenza” in giro per l’Italia, troppo belli i ragazzi che a Santa Elisabetta stanno costruendo una “alternativa di società” dicendo “no alla mafia” in quello che “cosa nostra” ha sempre considerato un feudo. Diamoci un anno quindi per sperimentare nuove strade, per cercare di ridare slancio alle nostre idee, per fornire mezzi di discussione e, perché no, per coltivare un minimo di speranza.  Un anno per attrezzarci ad un futuro che necessita di tanti costruttori d’idee.  La nostra strada corre in una direzione ostinata e contraria, ma siamo vivi e il nostro centimetro di libertà ce lo siamo conquistati”. Questo uno dei passaggi dell”editoriale a firma di Gaetano Alessi uno degli animatori e fondatori di Ad Est (Clicca qui per leggere la versione integrale) con cui si annuncia, dopo dieci anni di impegno, battaglie, partecipazione e informazione la chiusura del giornale nato a Raffadali, in provincia di Agrigento, e negli ultimi anni realizzato grazie a contributi volontari arrivati da tutta Italia.

La storia di Ad Est che ha incrociato da subito quella di Articolo21 – con un impegno chiaro e costante per la costituzione, la democrazia e la libertà d’espressione e successivamente quella della nascente rete di Libera Informazione  l‘ha raccontata  Gaetano Alessi  dopo la condanna di Totò Cuffaro, l’ex presidente della Regione in carcere per favoreggiamento per mafia (contro cui a lungo “Ad Est” ha portato avanti una battaglia di verità e giustizia). Da un lato il “potente” vicerè di Sicilia, che proprio a Raffadali, suo paese di nascita, aveva il suo quartier generale e elettorale e dall’altro un gruppo di ragazzi che non si è rassegnato all’illegalità, alle connivenze con la mafia, alla cattiva amministrazione locale della cosa pubblica e dei beni comuni.

Una lunga battaglia che è stata occasione di riscatto per i tanti giovani che a Raffadali e fuori dalla Sicilia hanno cercato un punto di riferimento per mettersi in gioco, impegnarsi in prima persona. Un passato cosi denso di impegno – quello di Ad Est  – da esigere un nuovo inizio, sulle gambe di altri giovani, altre teste, altre passioni.

“La nostra strada corre in una direzione ostinata e contraria, ma siamo vivi e il nostro centimetro di libertà ce lo siamo conquistati scrive nel suo editoriale di chiusura, Alessi.   Nel viaggiare in queste condizioni si rischia di perdersi, di dichiararsi pazzi.  Se si insegue un mito è naturale smarrirsi, ma oggi il mito non c’è più, nessuno lo cerca.  La morte del mito è la cosa più oscena dell’oggi.  E’ la fine dell’incantamento, dell’immaginazione, del desiderio…senza quella cosa l’uomo si perde, diventa un grande invalido. Noi cerchiamo il mito perciò andiamo avanti…. Siamo sulla strada giusta. E se qualcuno ci chiede “se ne è valsa la pena” rispondo con le parole di Giuseppe Pedalino, grande amico e attuale assessore di Raffadali. “In paese è tornata la democrazia”. Solo per questo è valsa la pena per 120 mesi di aver “Resistito” combattuto e vinto.  

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