Nella terra del latitante Matteo Messina Denaro la conferma da parte della Commissione parlamentare antimafia della presenza inquinante e inquietante delle logge massoniche.
Non c’è solo l’aspetto relativo alla devastazione urbanistica di un territorio, quello di Castelvetrano, assediato da un ricco e prolifico abusivismo edilizio partito dalla costa di Triscina e infiltratosi anche nell’entroterra. Non c’è solo l’aspetto – che tanto rumore sta facendo in questi giorni – di una sorta di evasione di massa dei tributi comunali, cosa questa dovuta, a leggere la relazione che ha portato al commissariamento straordinario dopo lo scioglimento per inquinamento mafioso degli apparati politici e burocratici del Comune, più alla disattenzione da parte dell’amministrazione comunale che forse non leggeva nemmeno gli atti della Corte dei Conti e in ultimo le delibere del commissario straordinario Francesco Messineo, l’ex procuratore di Palermo, che per un anno ha assunto i poteri dell’auto scioltosi Consiglio comunale.
C’è molto altro sulla vita politica e amministrativa del comune belicino. È ovvio che la situazione, evasione fiscale in particolare, fa ancora più rumore per il fatto che Castelvetrano è la Corleone (quella di un tempo) dei giorni nostri perché qui, nonostante tutti gli sforzi messi in campo da magistratura e forze dell’ordine, non si riesce a fare definitiva terra bruciata attorno al latitante Matteo Messina Denaro. La cosca mafiosa non ha smesso di comandare e di dare ordini: indagini recenti hanno dimostrato che imprenditori vicini alla “famiglia” avrebbero indotto le amministrazioni e la burocrazia comunale a scelte e disattenzioni di vario genere. E non far pagare le tasse può essere stato anche un “favore” che la mafia ha portato al proprio mulino.
Diciamo subito non è emersa alcuna regia di Cosa nostra a proposito delle tasse non reclamate, ma conosciamo bene l’abilità con la quale la mafia riesce a presentare certe cose a proprio favore. E questo in una terra dove, fino ad oggi, ci sono cittadini che davanti a microfoni e telecamere non hanno avuto pudore a parlar bene del boss e dei suoi complici. E poi ci sono i soliti “amici degli amici” che non hanno avuto nemmeno il buon gusto di non presentarsi al tavolo dei commissari straordinari, che più delle passate amministrazioni, oggi sono subissati di ogni problema. E viene da dire che probabilmente il pressing, questo sì, possa essere in qualche modo preordinato per creare una vita difficile ai commissari, che però, per fortuna, vanno avanti e non demordono.
Detto questo, c’è anche altro. C’è una storia che è presto finita sotto silenzio e invece a nostro avviso non va persa di vista. Noi ce ne vogliamo – e la vogliamo – ricordare. Capitolo massoneria. Scrive la commissione nazionale antimafia: “Le vicende connesse al comune di Castelvetrano, di cui già si è riferito, dove accanto alla presenza consistente nel consiglio comunale di soggetti iscritti alle varie massonerie era stato rilevato l’arresto per delitti di mafia di un consigliere in un territorio in cui continua ad avere centralità criminale il latitante Matteo Messina Denaro, hanno imposto la necessità di eseguire una verifica sulle compagini di alcune amministrazioni comunali sciolte per infiltrazione mafiosa o comunque inserite in territori ad alta densità mafiosa per accertare se e in che misura vi siano iscritti a logge massoniche qui di interesse, pur consapevoli che tali obbedienze, tuttavia, non esauriscono il panorama complessivo di tutte le massonerie presenti nel Paese, formato da una galassia dai contorni indefiniti di numerose associazioni che si definiscono massoniche (sarebbero almeno 198 secondo un censimento citato in audizione dal gran maestro della GLI Antonio Binni75). Peraltro, così come ha riferito il gran maestro della SGLI Massimo Criscuoli Tortora vi sarebbe una diffusione generalizzata di tali associazioni nel centro-sud76”.
Ha scritto bene la commissione: per anni in Consiglio comunale, prima di andare a sedere in Consiglio provinciale, c’è stato un consigliere, Santo Sacco, che si è scoperto essere più di un semplice veicolatore di “pizzini” da e per il boss Messina Denaro. Uomo d’onore di ben altra levatura del semplice “postino”.
Santo Sacco era uno che si vantava di avere preso in giro il giudice istruttore Giovanni Falcone quando indagava da Palermo sulla mafia belicina. È risultato essere il mediatore di tanti affari, sprechi e scempi nel campo dell’energia alternativa, lavorando non solo in provincia di Trapani in tal direzione, ma anche in altre parti della Sicilia. Così per descrivere di chi stiamo parlando. Ben si muoveva in quello scenario dove tra mafia, politica e impresa l’amalgama era (o è?) rappresentato dalla massoneria.
La presenza della massoneria nell’ ultimo Consiglio comunale (2007 – 2012) è risultata parecchio pesante: “In tale consiliatura, 8 consiglieri su 30 appartenevano, o avevano chiesto di entrare in logge massoniche delle obbedienze in questione (4 GOI, 4 GLRI). Nella giunta insediatasi il 28 giugno 2007 era presente un appartenente ad una loggia della GLI, verosimilmente ancora iscritto. Peraltro nella giunta, appare anche un nominativo corrispondente a un omonimo, privo di luogo e data di nascita, già iscritto in una loggia di Castelvetrano della GLRI e depennato nel 2009. In data 20 marzo 2009, il sindaco di Castelvetrano (Felice Errante ndr) revoca l’incarico a tutti i componenti della giunta e il 23 marzo successivo nomina nuovi assessori. Anche in questa compagine, parzialmente variata rispetto alla precedente, è presente un’iscritta nella loggia di Ragusa della GLI. In data 3 gennaio 2011, il sindaco revoca nuovamente l’incarico a tutti gli assessori e nomina una nuova giunta. Anche in questo caso, vi è un iscritto ad una loggia della GLRI; un omonimo di un soggetto depennato dagli elenchi di loggia sempre della medesima obbedienza; e infine un iscritto, verosimilmente ancora attivo, in una loggia GOI di Castelvetrano.
Il 1° agosto 2011, vengono avvicendati due assessori. Uno dei nuovi è presente nei piè di lista di una loggia della GLI. Tra i componenti del consiglio comunale eletto nel 2012, vi sono 11 iscritti ad associazioni massoniche (anche diverse da quelle in esame), uno dei quali è stato anche assessore e componente della giunta comunale, quest’ultima poi revocata il 28.01.2015. Sei degli iscritti compaiono negli elenchi estratti nella posizione di “attivo”; due risultano come “depennati” in data antecedente o prossima all’assunzione dell’incarico pubblico; uno invece risulta aver presentato a una delle quattro obbedienze una “domanda di regolarizzazione”: si tratta cioè di un soggetto che, già iscritto ad una associazione massonica, chiede di transitare in un’altra. Di tali 11 iscritti, quanto alle obbedienze di appartenenza, 5 consiglieri comunali sono o sono stati iscritti a logge della Gran Loggia Regolare d’Italia; 4 a quelle del GOI e 2 della Gran Loggia d’Italia. Nella nuova giunta assessoriale nominata l’11.02.2015, il numero di assessori massoni aumenta considerevolmente, diventando cinque su dodici membri complessivi della giunta, cioè poco meno della maggioranza. Tre sono o sono stati censiti negli elenchi della GLRI (due figurano come “depennati”) e due (di cui uno con domanda di regolarizzazione) in quelli del GOI. In sintesi, considerando le ultime due consiliature del comune di Castelvetrano hanno assunto cariche elettive o sono stati membri di giunta almeno 17 iscritti alle quattro obbedienze di cui si dispongono gli elenchi. A questi potrebbero aggiungersene verosimilmente altri 4 – per un totale, dunque, di 21 amministratori pubblici. Negli elenchi massonici di una obbedienza (GLRI), vi sono infatti omonimi di altri quattro consiglieri comunali di Castelvetrano tra i soggetti che risultano privi del luogo e della data di nascita in quanto depennati. Nel complesso, 6 sono presenti nell’elenco della GLRI (cui eventualmente aggiungere i 4 di cui sopra), 6 in quello del Grande Oriente d’Italia (GOI) e 5 nei piè di lista della Gran Loggia d’Italia (GLI), distribuiti in 11 logge quasi tutte presenti nella città di Castelvetrano e dintorni“.
Tutte circostanze apprese dalla commissione nazionale antimafia nel corso di una sua “missione” trapanese. Un governo della città che poco si può dire essere stato libero a tutto dispetto degli ideali di libertà che la massoneria ufficiale sostiene di perseguire e rispettare salvo poi rifugiarsi nella “riservatezza” – o segretezza – delle liste dei propri appartenenti. E a proposito di libertà è passata sotto silenzio anche, avendo semmai meritato giusta pubblicità, per dare l’idea con chi si ha a che fare, una dichiarazione resa in commissione nazionale antimafia dal gran maestro del Goi Stefano Bisi. A chi gli chiedeva il come mai del silenzio di alcuni consiglieri comunali appartenenti alla sua obbedienza che non avevano assunto una posizione pubblica contro Messina Denaro, Bisi ha spiegato che questo è accaduto “perché spettava al gran maestro rilasciare dichiarazioni alla stampa, cosa del resto avvenuta poiché egli stesso aveva dichiarato che “avrebbe dato la sua vita” per la cattura del latitante”.
“Le restrizioni – ha chiosato la commissione nazionale antimafia – sono dunque tali fino a premettere la qualità di massone a quella di pubblico amministratore e ai suoi doveri civici”. E questo è avvenuto in un territorio, in un Consiglio comunale, dove anni addietro ci fu un consigliere, Pasquale Calamia, che coraggiosamente prese la parola per dire che era ora che venisse posto termine alla latitanza di Matteo Messina Denaro, l’aula reagì con un silenzio quasi tombale, la mafia ben preso con quel consigliere di fece viva andandogli a bruciare la sua casa di vacanza.



