“Um outro mundo è possivel” è espressione che non necessita di traduzione. È bandiera di un movimento variopinto che ha deciso di smettere di camminare retrovolto per guardare al futuro da costruire insieme. È alternativa a quelli di Davos che in questi giorni dovrebbero vestire di sacco, coprirsi il capo di cenere e pentirsi davanti al mondo e a Dio delle politiche scellerate di mercato. Quanti morti per fame, quanti uccisi dalle politiche di arraffamento teorizzate dagli oxofordiani, chicaghiani e bocconiani rampanti secondo i quali i benefici del mercato si estendono automaticamente a tutti gli abitanti del pianeta. Da Porto Alegre in poi l’alternativa al modello di Davos è stata costruita e sviluppata in mille rivoli che si chiamano cooperazione, mercato equo, diritti dei lavoratori e delle lavoratrici di tutto il mondo, disinnesco del sistema di guerra, lotta alla corruzione e all’illegalità. Sta sotto gli occhi di tutti il fallimento dei rampanti e le speranze che – al contrario – aprivano queste riflessioni, proposte e pratiche. Da oggi qui a Belem do Parà, in una regione povera dell’Amazzonia brasiliana, saremo in tanti ad accogliere nuove sfide e a rilanciare una nuova idea di convivenza tra le genti della terra.
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