E’ un disonore che la nipote di un boss si sposi con il figlio di un poliziotto. “Troppo disonore”. Così i carabinieri hanno sentito commentare il matrimonio della nipote di Antonino Cirasi, boss mafioso palermitano, mentre intercettavano il clan finito oggi agli arresti a Palermo nell’ambito dell’ operazione denominata “Alexander”. E così nonostante fossero stati invitati i gregari della cosca vicini a Cirasi non andarono a quel matrimonio. Estorsioni ma non solo racket, la mafia è tornata al più antico degli affari, quello del traffico di droga.
Un blitz quello di stamane condotto dai carabinieri del comando provinciale tra le provincie di Palermo e Trapani e che ha portato all’arresto di 24 persone. Il capo del clan è il titolare di una agenzia di pompe funebri, Alessandro D’Ambrogio, 39 anni, che si era messo a capo della cosca di Porta Nuova, cuore del rione Ballarò, qui da sempre è allocata una delle più agguerrite cosche di Palermo, storicamente quella al centro dei più cruenti bagni di sangue. D’Ambrogio avrebbe fatto giungere le sue minacce e richieste estorsive utilizzando il famoso sociale network Facebook. A fargli da braccio destro Antonino Seranella. Chi è D’Ambrogio. E’ ritenuto il boss di Porta Nuova e un mafioso emergente, era stato già arrestato e condannato ed era tornato libero nel 2011 riprendendo in mano le fila della cosca, e per fare capire a tutti che era tornato in auge organizzò apposta un pranzo in un ristorante del rione, tutti i presenti a quel pranzo nel tempo sono stati con lui arrestati, 11 persone in tutto, mancava il dodicesimo, D’Ambrogio per l’appunto.Da Porta Nuova si era dipanata una rete criminale molto pericolosa, racket e traffico di droga gli affari principali, la droga arrivava a Palermo da Sud America e Nord Africa, la rete dello spaccio arrivava sino a Marsala e Mazara del Vallo.Per tutti gli arrestati le accuse sono di associazione mafiosa e traffico internazionale di stupefacenti. Ma c’è un aspetto che le indagini devono ancora chiarire, Qualcuno avrebbe fatto arrivare al capo cosca la notizia degli imminenti arresti, D’Ambrogio è stato ascoltato dire che di lì a qualche giorno sarebbe stato arrestato e quindi stava cercando di organizzare la sua fuga.
Del lungo elenco di commercianti estorti solo uno ha deciso di collaborare con la magistratura, uno dei titolari di un bar di Isola delle Femmine, il Mambo beach. Si tratta di Pietro Maione che subì un sequestro pare su ordine del suo socio, Ignazio Li Vigni con il quale aveva avuto contrasti sulla gestione del locale. Li Vigni dal canto suo da D’Ambrogio sembra essere stato destinatario di una richiesta di pizzo per 50 mila euro. Anche lui come altri la richiesta di denaro l’ha ricevuta via Facebook, da parte di uno dei complici del boss, Giacomo Pampillonia. Intercettazioni tantissime. In alcune si sono sentiti discutere i componenti del clan del famoso insegnante agrigentino Leo Sutera arrestato poco tempo addietro e in grado di colloquiare direttamente con il boss latitante Matteo Messina Denaro. Un segno questo che da Porta Nuova, come fu tantissimi anni addietro, sono tornati a dipanarsi gli oscuri fili della matassa mafiosa della Sicilia Occidentale.



